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La materia alternativa

La materia alternativa

Da ragazzina si chiedeva spesso se fosse il caso di accettare il compromesso di mettere il proprio ingegno al servizio del capitale. All’epoca, era convinta di no. Poi, quando, a trentasette anni, dopo un dottorato e parecchi contratti di docenza all’università - tutti della durata massima di tre mesi - le è stato proposto di collaborare al progetto di lancio della rivista di una multinazionale, ha accettato. D’altra parte, ciò che le serviva prima di tutto era uno stipendio regolarmente versato sul proprio conto ogni mese. La multinazionale, poi, ha realizzato in breve tempo che la cultura generale interessa davvero pochi e, mentre la invitava a lavorare da casa - per rendere meno pesante la reciproca separazione - lei si è candidata per un posto di supplenza di materia alternativa alla religione cattolica, nel biennio di un istituto professionale e di moda non molto lontano da casa sua. Ed ora eccola lì, ad insegnare Dante e grammatica a Mohammed, che ha un astuccio di Batman, che a lei piace molto, e un corpo che sembra quello di un cinquantenne il cui destino è già segnato. Prova anche a insegnare qualcosa a Hossein, ma con lui è difficile. È un ragazzino che ha cominciato a spacciare e le dice spesso che, se verrà bocciato di nuovo, quello sarà comunque il suo ultimo anno di scuola. Si occupa degli alunni di parecchie classi, inclusa la prima D, quella in cui c’è Giulia, una ragazzina che vince tutte le gare di qualsiasi sport a cui la scuola partecipi. I voti di Giulia sono tutti nove e lei è praticamente perfetta. Poi ci sono i ragazzini della prima B, quelli che ascoltano canzoni in cui la protagonista assoluta è la droga, nello specifico il fumo e la ganja a cui, a volte, si aggiungono la cocaina lo xanax e altre pastiglie varie. Allora lei legge insieme a quegli adolescenti i testi delle canzoni, per cercare una porta che le permetta di affrontare il problema droga, un tema mastodontico che, secondo lei, va affrontato senza perdersi in discorsi inutili, gli stessi che ogni tanto sente fare in TV da un prete a capo di una comunità di recupero...

Irriverente, franca, fuori dagli schemi e a volte un po’ brutale. La protagonista del romanzo d’esordio di Laura Marzi - un dottorato in Studi di Genere e diversi anni di insegnamento della materia alternativa alla religione sul curriculum - ha firmato mille contratti e fatto mille lavori, prima di accettare l’incarico di insegnare materia alternativa in un istituto professionale, un melting pot in cui gli studenti che non praticano la religione cattolica, e quindi decidono di non seguirne l’apprendimento in classe, vengono dalla Cina o dall’Egitto, vivono da poco in Italia o ci sono nati, si chiamano Chiara, Amal, Suleyman o Hossein e conoscono la fatica del vivere. Esattamente come lei, la prof che insegna l’unica materia che si definisce per sottrazione - è concesso l’insegnamento di qualunque cosa, ad eccezione della religione cattolica - e che è tanto precaria nell’occupazione quanto nelle relazioni. Fedele a se stessa, infatti, pratica la materia alternativa alle relazioni di coppia: frequenta gli uomini per non sentirsi sola, ma quando avverte nell’aria odore di legami, scappa e cerca un’alternativa. Un intero anno scolastico raccontato attraverso lo sguardo dell’insegnante, giovane carismatica che sa rispecchiarsi nei suoi alunni - affamati di vita e abituati a lottare per non soccombere di fronte alla discriminazione, al sessismo, al razzismo, alla violenza, al bullismo e a ogni altra forma di prevaricazione - e confrontarsi con loro. Attraverso un’analisi oggettiva e a volte spietata dei grandi temi che infiammano il dibattito contemporaneo, la Marzi mostra come ci sia ancora la possibilità di offrire uno spazio di scontro e di confronto al variegato sottobosco rappresentato da quell’adolescenza- periodo della vita troppo spesso sottovalutato al punto da renderlo invisibile- vissuta da chi abita le periferie e mastica l’italiano a fatica. Una lettura dura e divertente allo stesso tempo; un fedele spaccato della società e una preziosa fucina di spunti sui quali ogni lettore è invitato a riflettere.