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La mattina dopo

La mattina dopo

Mario Calabresi continua a fare lo stesso sogno da quando non è più direttore del quotidiano “la Repubblica”. Arriva alla riunione del mattino al giornale, si siede e inizia a proporre idee per la giornata, segnalando un titolo sbagliato sul sito oppure chiedendo spiegazioni sulla mancata realizzazione di un pezzo. Nessuno risponde però e tutti stanno in silenzio. Lui capisce quindi che quello non è più il suo posto e quindi si alza. Al risveglio si arrabbia molto con il suo inconscio che continua a tornare là. Quando si perde qualcosa o qualcuno a cui si tiene molto non si fa altro che pensare alle vecchie abitudini. È come un fiume in piena a cui non si riesce a sfuggire, tentando di razionalizzare e mettere da parte la sofferenza. Le cose peggiori sono il silenzio e la fine di un tempo scandito da riti e abitudini. La mattina dopo un evento traumatico assale sempre una vertigine fortissima e un vuoto allo stomaco che impediscono perfino di alzarsi dal letto. Ma è proprio in questi momenti che si ritrovano nell’animo umano risorse totalmente inaspettate che, pur avendo perso tutto, consentono di continuare a lottare per i propri sogni e i propri obiettivi...

Difficile catalogare questo La mattina dopo del giornalista Mario Calabresi. Il libro presenta moltissimi spunti autobiografici, sia della sua vita adulta da direttore di giornale sia da bambino che ha vissuto la tragica perdita del padre, ma è anche una raccolta di esperienze di vita e, perché no, perfino un saggio di psicologia. Il tutto sta insieme in maniera convincente proprio perché si parte proprio dall’esperienza autoreferenziale dell’autore per allargarsi successivamente all’umanità tutta. Possiamo quindi leggere anche della suprema forza di sopravvivenza dei sopravvissuti alla Shoah o di Daniela la garagista che, nonostante abbia perso entrambe le gambe per un incidente stradale, lotta ogni giorno pur di tornare in sella alla propria moto o ancora di Damiano che è sopravvissuto per miracolo a un incidente aereo e ogni giorno si chiede il perché. Il lettore può trarre molteplici insegnamenti da queste esperienze, primo fra tutti che “non esiste una scala del dolore, della sofferenza e del vuoto, niente può essere giudicato o paragonato”. La mattina dopo però tutti possono scegliere se iniziare a naufragare oppure riprendersi e ricominciare a lottare.