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La meccanica dei corpi

La meccanica dei corpi

Luisa lavora in una grande città, una città che ormai ha inghiottito tutto, lo spazio ed il tempo di chi vi vive e vi lavora. Luisa ha lasciato il suo paesello per potersi dedicare proprio al lavoro: vuole scrivere e vivere dei suoi reportage, è una delle tante giornaliste, con un contratto a cottimo, che lavora in smart working schiacciata dai meccanismi del mercato, infatti anche lei deve contribuire ai risultati della sua azienda. Ed i risultati dicono 15%, questo l’obiettivo di pubblico che deve raggiungere, questo l’unico dato che campeggia sulla slide che Enrico, il suo capo, proietta il lunedì mattina, durante la riunione di rito, per motivare, spronare, riprendere tutti i collaboratori. Ma Luisa è in crisi, crisi di creatività: non trova l’ispirazione giusta, forse perché quella non è la sua strada? Davvero è il caso di rimettere tutto in discussione? Ha bisogno di coccole, del calore della famiglia, perciò approfitta dell’ennesima telefonata della madre, per accettare l’invito a trascorrere un po’ di tempo in famiglia: prepara i bagagli e si avvia al treno, con un carico di pensieri e col desiderio di trovare l’ispirazione tanto agognata per una storia davvero interessante, degna di un plauso. Alla stazione l’aspetta il padre, a casa l’aspetta la sua stanzetta, il calore e la certezza di un mondo che è lontano dalla frenesia della grande città, lontano da quei riti, dalla condanna del progresso. Tutto scorre con la banalità di un posto fuori dal mondo: una sola scuola traboccante di ragazzetti, la chiesa, i soliti negozi visitati dalle solite facce e la routine alienante delle piccole cose quotidiane che invece per Francesco, ragazzo ormai uomo cresciuto con le sue fisime e le sue abitudini, sono la sua certezza nel mondo. Luisa ha una folgorazione, la storia le si è presentata davanti: non ci pensa due volte, vale la pena provare. La scrive e la invia al suo capo, senza sapere che quella storia che a lei è arrivata cambierà la vita di tutti...

La meccanica dei corpi di Paolo Zardi è un libro spietato: i corpi sono l’involucro stanco di personaggi in crisi esistenziale: una giovane giornalista, un attempato e scoraggiato anziano, due amici che vagano nel tempo dell’immaginazione, un uomo ferito mentre cerca di salvare una donna malmenata, due amanti clandestini. Corpi e vite si toccano scambiandosi segnali di speranza che si tramutano in disagio e disperazione: i corpi sono soli, le vite vuote e senza un senso ben preciso, ma schiacciate dalla necessità della sopravvivenza, schiacciate dai meccanismi di un progresso e di una società che non conosce lati umani, solo profitto, solo paure, solo solitudine. Non v’è dubbio che nella scrittura di Zardi, nonostante, o forse a causa, gli argomenti drammatici spesso dal non lieto fine (il “non” dipende dai punti di vista in almeno un paio di casi), c’è un fascino magnetico che spinge ad empatizzare con i personaggi, a sostenere i loro sforzi e condividere i loro stati d’animo, ma allo stesso tempo non lascia mai intravedere la soluzione finale: probabilmente perché è una raccolta di racconti che si svolgono in ambientazioni attuali e contemporanee, pressoché familiari, ma che risultano sospesi in spazi e tempi non ben definiti che lo scrittore analizza nella loro psicodrammaticità e nelle patologie che ne derivano. L’attenzione del lettore procede di pari passo con l’approssimarsi del precipizio, rimanendo poi a riflettere sulla sua sorte. La società di oggi appare appunto un esercito di corpi animati da movimenti meccanici che nascondono in vero senso della vita. Su questo vuole farci riflettere Paolo Zardi, su questo provoca la nostra attenzione, con risultati davvero notevoli.