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La memoria del corpo

La memoria del corpo

“Gironzoli per la camera da letto per poter chiudere i tuoi pensieri come un bracciale”... magari fosse un esercizio possibile da mettere in pratica, probabilmente in questo modo si potrebbe allontanare l’insonnia dovuta alla preoccupazione! D’altronde la vita è questo: un insieme di attimi vissuti, non sempre leggeri, non sempre felici. Siamo consapevoli che “casa non è un luogo, ma un modo per star bene”, ma è al tempo stesso l’angolo preciso del mondo nel quale “con l’andare degli anni l’umano decade”, perché è proprio nelle nostre case che ci si rende conto dei primi segnali, dei sintomi del tempo che scorre inesorabile. Perché “la vecchiaia somiglia ad una giacca ch’era stata nuova fiammante ed ora tutta lisa è appesa a sfiorire in un armadio scuro”. Si mescolano i ricordi (pur se restano “in ordine alfabetico”), si torna indietro con il pensiero, si rivivono situazioni e il “rimpianto è ciò che rimane all’umanità”... Il cervello deve essere messo nelle condizioni di pensare, perché anche “i pomodori si spaccano se lasciati troppo a lungo rinchiusi, una testa non può restare perennemente sottovuoto”, ma anzi “l’esercizio genera arte”. Poi ci sono le raccomandazioni degli adulti, sempre le stesse: “non allontanarti troppo da casa in bicicletta, altrimenti cadi dal mondo”; non dovrai mai “dipendere economicamente da qualcuno”; “bisogna diffidare... di persone uniformemente abbronzate”...“Facciamo il buon proposito di smettere d’invecchiare”...

Vello di vitello e Fantasma di giumenta sono le due raccolte che compongono questo volume dal titolo La memoria del corpo della giovanissima scrittrice e poetessa olandese Marieke Lucas Rijneveld. I riferimenti alla vita che la ragazza conduce tutti i giorni, in una fattoria, sono quanto mai evidenti e si ritrovano a volte, ma non sempre, anche nelle poesie che adottano una metrica particolare, mai uguale a se stessa, così come lo scontro fra concetti, le contraddizioni, le tinte che si incontrano e sembrano poi scappare via. C’è in realtà molta tristezza, nelle considerazioni, nelle immagini suggerite alla mente, a volte c’è rifiuto, altre accettazione, di certo c’è una netta maturità per quella che viene considerata come il fenomeno letterario degli ultimi tempi nel suo Paese. C’è una frase contenuta nel volume che sembra essere identificativa. Dice “che lei ha lati più di un Cubo di Rubik ma non uno che abbia il colore giusto”, anche se, considerati i contrasti che esprime, è spontaneo chiedersi quale sia il colore giusto di ogni cosa, di ogni aspetto, di ogni pensiero. I suoi sono flash continui, la vita dell’uomo ridotta in parole, a volte non condivisibili. Ma forse è proprio l’umanità ad essere così strana e allora colpisce proprio questo talento della Rijneveld, quasi 21 anni, ma con uno sguardo così preciso sul mondo. Amore, vita, morte, si susseguono nei pensieri di una vita grigia come sono grigie le case, il cielo, la pioggia. A volte sono pensieri adolescenziali, i suoi, altre invece sono precise valutazioni da adulta. Di certo meritano tutta l’attenzione e approfondite meditazioni.