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La memoria del lago

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Oggi l’unica cosa che davvero desideri è stare sola. Se non avesse altre preoccupazioni, Libera troverebbe l’allegria della madre davvero contagiosa. È simpatica Iole quando prende in giro i nuovi hippie per moda - quelli che, per esempio, commissionano a Libera bouquet matrimoniali improponibili in nome di un finto spirito gipsy-bohémien -, lei che incarna il vero spirito hippie e resterà tale per tutta la vita. Libera sospira mentre lega i fiori del bouquet che sta preparando con un nastro rosa. È stato suo nonno Spartaco - il padre di Iole - ad insegnarle tutti i segreti di piante e fiori, segreti che le sono tornati ulti quando, a quarant’anni compiuti, è stata costretta a rimettersi in gioco ed a inventare una nuova professione, dopo la chiusura della sua piccola libreria. Oggi le sue composizioni floreali sono diventate un must per le giovani spose, che considerano i bouquet di Libera dei veri e propri portafortuna. Tuttavia, la fioraia del Giambellino non è serena, perché c’è una cartelletta- che la donna cerca in ogni modo di nascondere alla vista della curiosissima madre- che non le dà pace. Si tratta di una sottile cartellina verde, ingiallita dal tempo, che reca una scritta che è tutto uno svolazzo: “Notizie sulla morte di Ribella Sgheiz, avvenuta in Colico, l’8 agosto 1946”. Ribella era la mamma di Iole e la moglie di Spartaco, quindi la nonna di Libera. È stata Irene Milani, la sua amica giornalista, a scovare il documento e a consegnarglielo, lasciando a lei la possibilità di decidere cosa fare delle informazioni contenute tra le pagine del dossier. Libera accarezza la cartella e si chiede se sia corretto aprirla e leggerne il contenuto. La morte di Ribella è sempre stato il più grande tabù della sua infanzia. Tutti sono sempre stati molto vaghi sull’argomento…

Avventura numero cinque per la Miss Marple del Giambellino - fioraia con la passione per la lettura e detective dilettante - e il suo pool di aiutanti. E questa volta si tratta di un caso di cronaca, datato e troppo velocemente archiviato come morte accidentale, che la riguarda davvero da vicino. La persona ritrovata in un burrone tra i boschi che si affacciano sul lago di Como è infatti la nonna della protagonista, quella Ribella di nome e di fatto la cui morte in giovanissima età è sempre stata ammantata di mistero. Ma forse è arrivato il momento di scavare nel torbido e portare a galla quei terribili segreti che, come affermava sempre il nonno di Libera (nonché marito devoto di Ribella), uccidono o, quanto meno, fanno male. Contraddizioni, omissioni e timori hanno reso inaccessibile la svolta verso la risoluzione di un mistero lungo settant’anni, ma Libera e su madre Iole - mix esplosivo di eccentricità, leggerezza e intuizioni geniali - non demordono e, aiutate come al solito dalla brillante giornalista Irene - la Smilza - e dal suo capo - Dog Cagnaccio - riescono a risalire al bandolo della matassa e a sbrogliare una situazione decisamente complessa. Anche Vittoria, la giovane poliziotta figlia di Libera, contribuirà per la prima volta a dare una mano alla madre impicciona ma dotata di un fiuto infallibile e a consentirle di scoprire come realmente si siano svolti i fatti. E alla luce di quanto si scoprirà, diventerà più semplice, anche per il lettore, comprendere cosa si nasconda davvero dietro agli atteggiamenti perennemente sopra le righe di Iole, spirito libero ma non superficiale, che ha pagato davvero a caro prezzo la sua spontaneità e il suo carattere completamente privo di filtri. Rosa Teruzzi offre al lettore l’ennesima storia piacevole e scorrevole che nasconde, al di là della classica struttura di un perfetto noir, citazioni letterarie e musicali che raccontano di un’autrice appassionata, capace di rappresentare la vita e le sue amarezze con garbo e una velata nota di malinconia.