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La memoria delle ceneri – La Libreria del Demonio

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Parigi, 1982. Le strade sono coperte da un sottile strato candido, traccia della prima nevicata di gennaio, quando Laure le percorre. La giovane donna è diretta a una sala di ricevimenti, dove la Signora Direttrice (che altri non è che sua madre) l’ha invitata a una serata molto importante: il decennale dell’Azienda Grigoire, un’azienda dolciaria celebre in tutta la capitale francese. Dovrebbe essere quindi un’occasione di festa, ma sin dall’arrivo Laure si ritrova subito bersagliata dalle insistenti domande della madre, decisa a capire perché il marito della giovane donna, Daniel Schoenfeld, non sia con lei. Il matrimonio tra i due, in effetti, è in una situazione di difficoltà sempre più palese, giorno dopo giorno, e sembra destinato a un lento ma inesorabile sgretolamento. Per questo Laure non ha portato con sé neanche le due bambine: Sophie e Théa. Eppure, quello che potrebbe apparire un lato negativo della serata, sta per rivelarsi una fortuna; infatti un amaro avvenimento rompe l’idillio della festa: la signora Roquelin, una delle invitate, ha un infarto. Viene chiamata alla svelta un’ambulanza, ma oramai la serata è compromessa. Tutti fanno ritorno mestamente a casa, pensando che si sia trattata soltanto di una disgrazia, ma ben presto si comprenderà invece che occulte forze si sono messe all’opera. Un misterioso demone noto come il Devastatore si sta infatti risvegliando, ed è deciso a dominare sulle paure degli uomini con un crescendo di violenze…

Daniela Franceschi e Simone Valtorta hanno scritto un romanzo a quattro mani che si rifà alla tradizione gotica e horror. Proiettano quindi da subito il lettore in un susseguirsi di eventi tesi e misteriosi, in cui la soluzione è meno scontata di come potrebbe apparire in principio. Interessante anche l’idea di miscelare più linee narrative a quella principale di genere gotico: seguiamo quindi anche la problematica vicenda famigliare della protagonista e le esperienze di 2280201, una ragazzina deportata in un campo di concentramento. Tutte le trame tornano poi a convergere nel finale, rivelandosi come molteplici prospettive aperte sull’enigma del male. Il romanzo presenta però alcuni problemi che ne indeboliscono la struttura. Innanzitutto troppo presto (sin dal primissimo capitolo) viene rivelata la presenza del Devastatore, e il lettore abituato agli horror intuisce perciò subito le meccaniche e i retroscena del testo; persino nel risvolto del romanzo stesso viene già annunciata l’esistenza del demone, e se ciò non è forse imputabile agli autori, anticipa comunque in modo eccessivo la possibile sorpresa. Inoltre anche l’idea di ambientare il romanzo nel 1982 mi lascia molte perplessità, giacché come stile e meccaniche questa vicenda l’avrei vista meglio allocata un centinaio di anni prima, in una Parigi ottocentesca, così da richiamare del tutto quell’ambientazione gotica che palesemente si vuol inseguire.