Napoli. L’insegna della serra recita “Oasi Eden”, ma il nome vero sarebbe “Oasi Edena”. Lorenzo Bauer è lì davanti da un po’ e finalmente, dopo aver sentito una voce provenire dal suo interno, si decide a entrare. Quando era piccolo il negozio era di suo padre, ci trascorreva tutti i pomeriggi. Ora che da poco ha perso il lavoro è tornato a dare un’occhiata. Non sa perché si trova a riversare tutte queste cose sul nuovo proprietario, che però ha una domanda per lui: è stato suo padre a dare dei soprannomi alle piante: figli di zoccola, fetusi, capatosta, zitti-zitti, uallarelle, spaccamuro, e così via? Sì, è stato il padre. Continuano a conversare, e Lorenzo si trova a chiedere di essere assunto: la serra gli suscita troppi ricordi. Si lasciano dunque con una stretta di mano e un numero di telefono. Il nuovo proprietario si chiama Renato, e Lorenzo è convinto che lo sentirà molto presto. Fuori dal vivaio, Lorenzo ha una figlia, Roberta, e un figlio, Tommy. Lui è uno scrittore, lei collabora con l’università, proprio come la loro madre, Arianna, deceduta anni orsono. Al ritorno nella serra, Renato lo fa attendere e poi comincia a spiegargli i nomi scientifici delle piante, i loro bisogni e i loro papabili decadimenti. È allora che Lorenzo capisce di essere stato assunto…

Quello di Gianni Solla (Il fiuto dello squalo, Tempesta madre, Il ladro di quaderni), La memoria delle foglie è un romanzo delicato. Delicato, fragile, sembra essere narrato in punta di piedi. Protagonista è Lorenzo, padre, vedovo e da poco anche disoccupato, che il destino riporta nel vivaio di famiglia, dove ora lavora Renato, ex poeta e professore delle superiori. Nel vivaio, Lorenzo riscopre una vita, delle emozioni e delle sensazioni che non pensava di avere, che diventano i temi portanti del libro: la pazienza e la sopportazione del dolore, la perseveranza nei rapporti, il rimanere sereni nonostante tutto, l’importanza della memoria. Facile fare parallelismi con le specie dell’Oasi Edena, ma è inevitabile che queste caratteristiche siano state riprese dalle piante (e dalle foglie) che popolano il vivaio. Oltre alla scrittura, leggera, mai banale e priva di orpelli, sublime è anche la capacità di Solla di tessere rapporti, di ricucirli e soprattutto di penetrare nell’animo dei personaggi in poche pagine. Menzione d’onore per la trovata delle “dieci parole” che i genitori dovrebbero lasciare in eredità ai figli, una piccola gemma in un romanzo davvero, davvero riuscito.