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La metà d’un soldo

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Quante cose possono cambiare in un secondo, in una notte. Dal sonno profondo intrappolato in realtà ignote, un fruscio estraneo all’abitudine del silenzio strappa la coscienza riportandola al presente e facendo sbarrare gli occhi di Giovanni. Una volta ambientati al buio, scorgono una figura che senza pietà tocca tutto ciò che riesce ad afferrare nella stanza: i suoi vestiti, i suoi appunti, il computer, il telefono, il contenuto dei cassetti. Un ladro, una macchia nera e viscosa nella purezza della sua intimità. Può Gianni condannarlo? Lui per primo è un ladro nel passato della musicista. Dopo aver trovato il suo scheletro, risalente al 1700, sepolto insieme al suo diario e a mezza moneta spezzata, il concetto di ‘privato’ ha sbiadito i suoi contorni. Riportare in vita le parole storpiate dal tempo scritte nel diario di Prudenza diventa per lui la chiave di risoluzione del mistero di una vita apparentemente dimenticata: cresciuta nel conservatorio della Pietà, adottata poi da una famiglia Veneziana perché istruisse le figlie al canto e alla musica ed il senso d’abbandono espresso tra le pagine del diario segreto interamente rivolto alla sorella Annina: lontana, ma chissà dove. Prudenza si muove silenziosa tra le sale del palazzo nel quale vive senza poterlo chiamare casa, descrivendo le meraviglie che colgono i suoi occhi abituati da sempre alla povertà. Tuttavia, nonostante la consolazione che le donano la musica e i concerti settecenteschi Veneziani, dov’è la sua famiglia? E che segreto custodisce la metà del soldo che stringe con tanto ardore? A scoprilo è compito di Gianni, il futuro ladro del suo passato…

Cinzia Zuccarini, con la pubblicazione de La metà d’un soldo, prende parte ad un’iniziativa della casa editrice Diastema che ha come obiettivo quello di ridare vita a storie incentrate sulla musica e sull’arte italiane. Per l’intera lettura, se pur breve, non riusciamo a non chiederci costantemente se la toccante vicenda di Prudenza sia vera o no. Il nome di una protagonista che contiene il consiglio che tutti noi lettori le daremmo: “attenta, dolce bambina, non ti fidare”. Eppure lei ci sorprende, dimostrandosi lungimirante oltre i suoi desideri di essere amata. Il romanzo narra lo scenario veneziano al suo massimo splendore: la ricchezza, la musica, il ritrovo degli artisti più famosi d’Europa nei saloni dorati della città sull’acqua che sembra appartenere ad un altro universo. I suo canali descritti come specchi di una realtà ricca di contraddizioni tra ricchezza e povertà, tra uomini che fanno dell’arte il loro diletto e le donne che la utilizzano per poter raggiungere un sentore di indipendenza e considerazione. Non solo una storia toccante, ma anche uno scorcio realistico sulla Venezia e l’Europa del 1700. Romanzo poetico guidato dalla dolce voce di Prudenza, che, come un canto perfetto, sembra non stonare mai, rendendolo impossibile da ignorare. Il racconto porta con sé un solo difetto: l’essere troppo breve.