Salta al contenuto principale

La metamorfosi

La metamorfosi

I comunisti e la storia d’Italia: 1921-2021. Luciano Canfora (Bari, 1942) è uno dei maggiori storici e filologi viventi, oggi professore emerito dell’università del capoluogo pugliese in cui è nato, autore di innumerevoli pubblicazioni su molteplici periodi e personalità, dalla storia antica all’attualità. A cento anni dalla nascita del PCI (all’inizio con un nome leggermente diverso) ha scritto un agile volumetto con l’obiettivo esplicito di ripercorrere il cammino che ha condotto una formazione politica contemporanea (oggi con nuova denominazione), educata dai primi comunisti italiani, a farsi alfiere di valori antitetici rispetto a quelli su cui era sorta, attraverso progressive trasfigurazioni (da cui il titolo). Fa riferimento al declino non solo nazionale dei partiti di impianto o matrice socialdemocratica e, forse, di tutti i partiti programmatici di massa. Sono ormai loro subentrati degli agglomerati ondivaghi che rifuggono spesso dallo stesso nome di “partito” e preferiscono denominazioni fantasiose o puerili o metafisiche e che vivono per lo più come alone intorno a un leader. A tener vivo il carattere eminentemente etico dell’impegno politico è rimasto poco più che l’attuale vertice della Chiesa cattolica, peraltro contestato e insidiato quotidianamente dall’esterno e dall’interno. Sono segni di una sconfitta radicale della sinistra e della forza crescente e dominante del capitale parassitario-finanziario-speculativo, finitimo della macrocriminalità sulla scala dei continenti. La parabola del Pci va allora esaminata nel dettaglio, per chi c’era fino allo scioglimento definitivo (1991), per chi disse di averne ereditato il meglio, per chi assistette con altre idee...

La cultura, l’arguzia, l’intelligenza, lo spirito polemico di Canfora sono noti a un vasto pubblico di allievi, colleghi, lettori e telespettatori. Il suo intento (comunque utile) è sempre di segnalare contraddizioni e aporie interne di tanti discorsi e azioni dei dirigenti e dei gruppi politici. L’agile volumetto parte da un capitolo riferito a una considerazione di carattere generale di teoria politica (“quanto a lungo vive un partito”), con particolare riferimento alla sconfitta da cui nacque il Partito comunista d’Italia nel gennaio 1921 e al successivo prevalere del regime fascista, accanto alle riflessioni (all’estero e in carcere) di Togliatti e di Gramsci. Segue la riproduzione fedele di alcune parti del discorso sul “partito nuovo” del settembre 1944 e due interessanti capitoli di sintesi storiografica sulla svolta del 1944-45, sulla rifondazione del Pci nel dopoguerra, in forma totalmente diversa rispetto alle origini. La prima rifondazione consentirà la successiva crescita per un trentennio nel consenso elettorale, nonostante l’imprevista evoluzione internazionale bipolare della “guerra fredda” già nel 1947-48, una storia intensa dal partito nuovo alla morte di Togliatti (1964) e dunque al riformismo (via nazionale e gradualismo). I tre capitoli finali sono dedicati al compromesso storico (una postilla sulla “terza via”), all’europeismo (ideologia vuota e autoingannevole) e a cosa sta accadendo ora nel campo degli eredi della storia di quella parte politica: “Potrà la odierna socialdemocrazia (fenomeno in prevalenza europeo), scoordinata com’è e frastornata, reggere alla prova della vittoria planetaria del capitale finanziario?”.