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La mia vita carnale

La mia vita carnale

Amélie Mazoyer, soprannominata Aélis, ha ventiquattro anni quando il 26 luglio 1911 viene convocata al cospetto del Vate: si è candidata al posto di guardarobiera. Nata nelle campagne francesi, Aélis è pallida, timida, remissiva: di fronte all’autorevole figura del mitico Gabriele D’Annunzio, che ha il doppio dei suoi anni, si sente squadrare da capo a piedi e arrossisce. Conosce le voci sulle eccentricità del letterato italiano, ma probabilmente non vi dà troppo peso. Ottiene il posto alla villa Arcachon. Ha un’intera camera a sua disposizione e un ottimo salario, ma si sente impacciata e maldestra rispetto alla sicurezza degli altri domestici. Le bastano pochi giorni di lavoro per acquisire consapevolezza della veridicità delle dicerie, cogliere l’attitudine “libertina” della personalità del vate. Il terzo giorno di lavoro, le verrà chiesto di recarsi nella camera da letto del d’Annunzio. All’iniziale motivazione opportunistica, ben presto è l’amore che prova per il letterato che la induce ad attendere freneticamente l’incontro successivo, ed a indulgere in patetiche scenate di gelosia. Ben presto Aélis si dimostra una competente padrona di casa, e negli anni ‘20 si trasferisce al Vittoriale nel ruolo di governante. Al Vittoriale assiste al genio inarrivabile del vate d’Italia, all’intensità delle sue passioni, alla sua voluttuosa ed onnivora curiosità. Amélie Mazoyer decise così di procurarsi un diario nel quale descrivere, annotare e riportare le affermazioni del D’Annunzio e i principali avvenimenti del Vittoriale…

Giordano Bruno Guerri, saggista, giornalista e storico, è un noto studioso del ventesimo secolo italiano. Oltre a La mia vita carnale. Amori e passioni di Gabriele d’Annunzio ha pubblicato per Mondadori un’altra monografia dedicata all’eclettica vita del letterato: D’annunzio l’amante guerriero. Dal 2009 ricopre la carica di presidente e direttore generale della Fondazione Vittoriale degli Italiani. Avendo percorso decine di volte i corridoi di quel mirabile “labirinto di pietre vive”, in questo saggio accompagna il lettore alla scoperta del ventaglio di significati simbolici ed esistenziali profuso in ognuno degli innumerevoli manufatti che affollano le stanze della villa Gardonese, ma anche degli amori e delle passioni di cui quelle stanze sono state scenario. Per districarsi tra le complessità della vita dannunziana egli si fa guidare dal diario Aélis, la più completa e rigorosa testimonianza diretta a nostra disposizione. Il testo nasce da una constatazione: la fama di Gabriele d’Annunzio, sebbene riposi per lo più sulla mitologia, è tale da trascendere differenze di classi sociali, di status culturale e di età. Perché lo stesso non avviene con altri illustri nomi della nostra letteratura o della nostra storia? Questo saggio è un tentativo brillante di dare una risposta a questa domanda, cercando di emendare la sua figura dai falsi miti che attorno ad essa sono fioriti.