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La mia vita postuma

La mia vita postuma

Emma se ne sta sempre in casa ad aspettare che il tempo trascorra. Da quando il suo amato Pierre se n’è andato proprio davanti ai suoi occhi, sembra che la vita abbia perso significato. Si erano promessi di stare insieme per sempre ma ormai è da anni che non è più così. Nota per il suo caratteraccio e la sua testardaggine - che non l’hanno mai abbandonata da quando era una ragazza - e per aver spezzato il cuore a qualche giovanotto (ma solo prima dell’incontro magico con Pierre), ora sembra l’ombra di se stessa e gli unici momenti che interrompono il monotono scorrere del tempo sono le scaramucce con la governante Annie e le telefonate fintamente interessate della nipote, che non vede l’ora che la zia si trasferisca in casa di riposo per ereditarne l’abitazione. Ultimamente, però, qualcosa è cambiato: Emma fa sempre più fatica a seguire il filo dei pensieri e riesce a non mangiare e non dormire per giorni interi. Inoltre hanno preso a ronzarle attorno dei fastidiosi moscerini. Emma ne è veramente scocciata: un conto è essere anziani, ma addirittura i moscerini! Non è certo un morto-vivente... o forse sì? Questo spiegherebbe come possa trovarsi ancora in questa parte del mondo nonostante il foro di proiettile nel petto...

Questo racconto a fumetti è di quasi un decennio antecedente al pluripremiato Pelle d’Uomo, sempre a firma di Hubert per la sceneggiatura e i colori e di Zanzim per i disegni, ma delinea già le tematiche più care all’autore, scomparso prematuramente nel 2020. Si tratta di temi universali e profondi, trattati senza superficialità ma anche senza giudizi esasperati: seguendo la storia di Emma, infatti, ci si può fermare a riflettere sull’evoluzione della condizione femminile dagli anni Quaranta in poi, sulle bassezze della classe politica e le sirene dei facili guadagni, ma, soprattutto, sul senso da attribuire alla parola vita. Come i colori che riempiono le varie scene mutano da tonalità tendenti all’arancio/seppia quando ci vengono proposti i ricordi di gioventù a toni che virano sul verde e sul blu quando la protagonista si ritrova nella sua nuova condizione (in quanto colorista, l’autore ha voluto sfruttare anche questo canale di comunicazione), così la vita si compone di svariate sfumature, tutte destinate a far parte di un unico quadro generale. Forse una delle cose più difficili è non rassegnarsi al grigio quando vi sarebbe la possibilità di tracciare qualche linea colorata. È proprio una di queste linee a far risvegliare lo spirito indomito di Emma, a farla uscire di casa e rimettere piede in un mondo che è comunque andato avanti. Perché, in fondo, si può continuare a correre anche dopo aver tagliato il traguardo.