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La misteriosa fiamma della regina Loana

La misteriosa fiamma della regina Loana
Giambattista Badoni detto Yambo si risveglia in un letto di ospedale dove è ricoverato in seguito a un grave incidente. Ha conservato la memoria semantica, in virtù della quale sa che una rondine è un uccello e quando e dove è morto Napoleone; ma ha smarrito quella episodica, per cui non è più in grado di rammentare le vicende della propria vita e di riconoscerne le persone che ne fanno parte, a cominciare dalla moglie Paola a cui è legato da oltre trent’anni. La sua mente è preda di un guazzabuglio di nozioni letterarie e di frasi celebri che balenano alla minima sollecitazione, ma di cui tuttavia non ricorda né gli autori né la provenienza. Apprende di essere il titolare di un libreria antiquaria di Milano, un infaticabile lettore di libri, un assiduo frequentatore di concerti di musica classica e jazz, un uomo gioviale e amante delle belle donne. Yambo accetta il consiglio di Paola e si trasferisce per un breve periodo a Solara, tra Langhe e Monferrato, nella casa in cui era nato per tentare di ricostruirsi la memoria attraverso luoghi e oggetti del proprio passato. E qui, sfogliando tra le vecchie riviste appartenute al nonno, rinviene il profilo di una donna esile e bionda che gli evoca la figura di Sibilla, la commessa della sua libreria, ma anche quella di Paola, di una ragazza olandese e di Lila, di cui si era perdutamente innamorato ai tempi del liceo. Una galleria d’immagini che sembrano legate da un filo impercettibile, che si renderà evidente in uno dei molti albi di Cino e Franco dal titolo “La misteriosa fiamma della regina Loana”...
E’ questo un romanzo in cui Umberto Eco propone il tema di un uomo che rovista tra i reperti remoti di un vissuto ignoto, nel tentativo di ricomporre il mosaico di una memoria smarrita. Il protagonista ricostruisce il percorso pregresso della propria vita, indirizzando le proprie ricerche tra i libri, le riviste, i giornalini e i dischi custoditi nella vecchia residenza di famiglia. Tra storie e coincidenze significative, l’operazione produce inattese novità epifaniche, che gli consentono di ritrovare le proprie coordinate esistenziali e perfino di raccoglierne il senso. E permette all’autore di disegnare altresì un affresco degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, attingendo verosimilmente dai ricordi autobiografici. Se alcuni particolari possono anche risultare marginalmente sorprendenti, la macchina narrativa risulta appesantita da un’esposizione troppo lenta e ridondante per non generare nel lettore un senso di stanchezza. La sensazione che si avverte, nel leggere La misteriosa fiamma della regina Loana, è che Umberto Eco abbia voluto assemblare tracce sparse di vita e tutto l’armamentario del suo vasto bagaglio culturale, senza riuscire tuttavia ad adottare una matrice strutturale di convincente tenuta narrativa.