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La moglie del prigioniero

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1944. Da cinque anni ormai la guerra sta devastando l’Europa e la Germania di Hitler ha occupato la Polonia e la Cecoslovacchia. Nella grande fattoria di Vražné, in Cecoslovacchia, Izzy vive con la madre e il fratello minore; il padre e il fratello maggiore sono partiti per unirsi alla Resistenza e combattere contro i tedeschi. A Capitan Melassa, un ufficiale nazista dalla gamba forse di legno e compiaciuto di sé stesso, i capi nazisti hanno assegnato il compito di incrementare le attività agricole e la fattoria di Vražné sembra il luogo perfetto per far lavorare un gruppetto di soldati britannici prigionieri a Mankendorf: è molto grande, troppo per essere gestita solo da due donne e un bambino di otto anni e Capitan Melassa, che è cresciuto in campagna, sa bene quanto ci sia da fare in una fattoria. I giovani forzati cominceranno aiutando a raccogliere e a mettere al riparo il fieno prima che inizi a piovere. Bill è tra loro, giovane, bello, biondo. È un ragazzo di città e per imparare a falciare studia avidamente e imita i movimenti della padrona di casa. Senza però staccare mai gli occhi da Izzy. Lei segue i prigionieri chinandosi ad affastellare il fieno in covoni, e con la coda dell’occhio non perde mai di vista i movimenti del corpo di Bill…

Quante probabilità ci sono che Bill e Izzy riescano a rimanere uniti e a costruirsi una vita insieme? Lui è un forzato britannico, lei una giovane ceca che se venisse scoperta ad aiutare un prigioniero di guerra verrebbe immediatamente fucilata. Sembra questa una storia di pura fantasia perché è difficile credere che una donna e un amore tanto rischioso abbiano resistito ai campi di prigionia nazisti, ai campi di lavoro nelle cave e alle lunghe marce forzate. Eppure questo romanzo si ispira a una storia vera, raccontata all’autrice da Sidney Reed, un prigioniero dei nazisti a Lamsdorf (in Polonia) e nel campo di lavoro presso la cava di Saubsdorf (in Cecoslovacchia). La narrazione, benché sia tipicamente anglosassone nel suo carattere sensazionalistico e nonostante accosti dettagli realistici ad altri che invece edulcorano la barbarie e la cattiveria vissute dai prigionieri di guerra, riesce a trasmettere in maniera credibile la forza e il desiderio di libertà che ha guidato tanti forzati e che, come nel caso di Bill e Izzy, ha permesso loro di salvarsi nelle situazioni più pericolose. La moglie del prigioniero è anche un veloce percorso di crescita di due giovani innamorati che all’ingenuità iniziale di un amore appena nato, forte della convinzione che tutto sia possibile in modo abbastanza semplice e senza gravi conseguenze, devono presto sostituire la responsabilità della vita dell’altro. Un romanzo non imperdibile, ma comunque interessante perché racconta la tragedia emotiva che la guerra ha provocato.