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La moglie dello straniero

Farida Basra vive a Islamabad, in Pakistan, con i suoi genitori. È una famiglia moderna la sua, lei ha anche studiato in Inghilterra dove ha vissuto con i suoi. Non sono ricchi, ma di certo sono colti. Da qualche tempo i genitori di Farida stanno sottolineando che non è ancora sposata, a differenza di sua sorella. Lei sa che non esiste un uomo di cui può innamorarsi, perché ognuno le chiederà sacrifici enormi a favore della famiglia, obbligandola a stare a casa, piuttosto che continuare a lavorare. E in effetti è quello che succede, quando in pratica la vendono al rampollo semi-analfabeta di un boss criminale afgano. Anche Gul, il promesso sposo, non è così contento, ma il padre gli fa capire che la capacità di Farida di parlare varie lingue, sarà utile ai loro affari. Subito dopo il matrimonio la conduce a Peshawar e la costringe a indossare il burqa... A Philadelphia, intanto, Liv Laurensen sta aspettando che il marito torni a casa. È nervosa, anche perché una giovane donna, allieva del suo uomo, si è presentata a casa a portarle una tesina e lei continua a chiedersi perché. Sente puzza di bruciato, ma non trova niente di cui preoccuparsi quando lui torna a casa e lei gli cerca addosso tracce pericolose. Anzi, quando gli racconta tutto, consegnandogli la busta, anche lui sembra poco interessato. Certo quella busta sigillata è un altro dubbio per Liv, ma suo marito, Martin Stoellner, sembra sereno e tranquillo e tutto passa. Piuttosto, invece della cena, lui preferisce portare sua moglie a letto e dopo aver fatto l’amore, si assicura che Liv si sia addormentata e va in cucina, prende da mangiare e porta tutto nel suo studio, accende il computer e in un indirizzo mail, sconosciuto a tutti, trova un messaggio che dice: “Non mi avevi detto che era bella”...

Che grandi caratteri le donne di questo libro! Spirito di adattamento, volontà di aiutare gli altri, di imparare, di scoprire, di condividere... Le due protagoniste in particolare, Farida e Liv, che strada facendo si incontrano e diventano amiche, hanno negli occhi la scintilla della ribellione, ma nella testa il cervello per ragionare sulle situazioni e sulle necessità del Paese dove vivono. Capaci di grandi sentimenti, dotate di grande cuore, di certo meriterebbero uomini migliori al proprio fianco: Farida ha il debole Gul (di cui alla fine si è innamorata) che asseconda la sua famiglia di origine (soprattutto il padre, il boss criminale Nur Muhammed), pur di non incorrere in rimproveri e non contrariare nessuno, tantomeno le convenzioni; Liv ha in Martin un compagno egoista, presuntuoso, vanitoso che non ci pensa due volte a decidere per due, che tradisce per narcisismo, che lascia la tranquillità americana per rischiare in Afghanistan e soprattutto far rischiare la moglie. Per l’autrice Gwen Florio la possibilità di inserire in questo romanzo tante di quelle informazioni raccolte di prima mano durante il suo lavoro di corrispondente nelle zone più “calde” del mondo a cominciare proprio dall’Afghanistan. E nello scenario di guerra, di povertà, di difficoltà che ospita lo svolgimento della storia, l’amicizia fortissima fra Liv e Farida, spunta come un fiore sul deserto, in tutto lo splendore che solo un rapporto così profondo e capace di superare le differenze può raggiungere.