Salta al contenuto principale

La moglie silenziosa

La moglie silenziosa

La sua stazza è decisamente inadatta per la Mini della sua collega Faith Mitchell. Will Trent è alto un metro e novantatré e sta disperatamente cercando di trovare una posizione comoda per le sue lunghe gambe, all’interno dell’abitacolo, mentre ascolta ad intermittenza ciò che Faith gli sta raccontando. Sono in macchina da quasi un’ora e la collega ha già toccato diversi argomenti, che vanno dal prezzo esagerato della colla in stick al detersivo monodose per lavatrice messo per errore nella lavastoviglie. Sono quasi arrivati alla prigione statale, dove anche Sara, la fidanzata di Will, li sta attendendo. Will si muove sul sedile e si accorge che, per una volta, non sta sudando per il caldo, ma per il suo rapporto con Sara. Le cose tra loro sembrano andare, allo stesso tempo, alla grande e anche molto male. Apparentemente, nulla è cambiato. Trascorrono più notti insieme che separati, Sara lo bacia sempre allo stesso modo e, probabilmente, lo ama ancora allo stesso modo. Tuttavia, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato. Quando, sei settimane prima, lui si è deciso a farle, indirettamente, una proposta di matrimonio, Sara ha dapprima preso tempo, svicolando, poi ha imposto una moratoria sul discorso matrimonio o convivenza che va avanti da un mese e mezzo, appunto. Quindi Will sta vivendo con una coinquilina molto sexy che parla solo di cosa ordinare per cena e di quanto la sorella minore sia abile ad incasinarle la vita. Arrivati nel posteggio della prigione, Will apre la portiera e riesce a disincastrarsi dalla Mini; si sistema la pistola alla cintura; prende la sua giacca dal sedile posteriore e si incammina verso l’ingresso dei dipendenti. La Phillips State Prison è un carcere di media sicurezza che ospita circa un migliaio di uomini e che è attualmente blindato dopo due giorni di rivolta, in cui sei guardie e tre detenuti sono rimasti gravemente feriti, mentre un altro detenuto è stato brutalmente assassinato nella mensa. Ed è proprio l’omicidio il motivo per il quale Will, Faith e Sara, medico legale, si trovano lì...

Karin Slaughter, regina indiscussa dell’international crime con trentacinque milioni di copie vendute nel mondo, sa bene come catturare l’attenzione dei lettori e propone un thriller dall’atmosfera piuttosto cupa, che vede come protagonista una vecchia conoscenza, per chi ha dimestichezza con i suoi romanzi: l’agente del GBI (Georgia Bureau of Investigation) Will Trent. È un terreno estremamente delicato quello in cui deve muoversi Trent, che si ritrova a dover aprire un vecchio caso (faccenda già piuttosto delicata di per sé) a seguito delle rivelazioni del detenuto incriminato a suo tempo proprio per quel crimine, che lo porterà inevitabilmente a scavare nel passato – con possibili conseguenze devastanti per la sua attuale vita privata – di chi fino a quel momento è sempre stato dipinto come un eroe senza macchia. Will è quindi impaludato in un’indagine di cui mai avrebbe voluto occuparsi, ma non può sottrarsi, perché il tarlo del dubbio già si è fatto strada in lui e lo ha messo di fronte alla consapevolezza che un serial killer, impunito, potrebbe ancora essere in libertà. Sviluppata su due piani narrativi diversi – il passato affidato all’agente Tolliver, poliziotto apparentemente integerrimo, sul cui operato tuttavia si disegnano diverse ombre; il presente nelle mani di Trent, che cerca di districarsi tra bugie, segreti e mezze verità – l’intera vicenda ruota intorno al tema della violenza e dell’abuso sessuale. La Slaughter, come al solito, nulla lascia all’immaginazione e racconta la brutalità dei crimini senza applicare alcun filtro; sa descrivere con dovizia di particolari il vero volto della violenza e gli effetti devastanti dei traumi in chi li subisce. Una carrellata di personaggi compositi e complessi – ciascuno con il proprio dramma con cui convivere e la propria dose di empatia o cinismo – affianca Trent e lo aiuta a riportare alla luce segreti insabbiati troppo a lungo. Un thriller molto ben costruito, crudo ed inquietante, che spinge più volte il lettore ad interrogarsi sulla spietatezza umana e sull’altrettanto incredibile capacità di sopravvivenza al più brutale degli orrori.