Salta al contenuto principale

La morte del re d’argento

mortereargento

Corey John fa ritorno per un breve periodo a Freeport, la cittadina dove ha vissuto fin da adolescente e dove i ricordi riaffiorano prepotenti con tutto il dolore di cui sono impregnati. Nel 1955, quando Corey aveva solo 14 anni, la famiglia si era trasferita dall’Indiana a questa cittadina nei pressi del Golfo del Messico perché la madre voleva riavvicinarsi ai genitori, i quali avevano anche promesso al papà di Corey un lavoro ben remunerativo. La suocera, infatti, gestiva lì diverse attività, tra cui un bar con licenza per alcolici e una compagnia di taxi, assicurando al genero che sarebbe presto diventato socio. Promessa che, apparentemente, non sembrava poi intenzionata a mantenere. Schiacciato dal peso del lavoro, sempre più nervoso per il cambiamento che la sua vita aveva subito di recente ma soprattutto ossessionato dal sogno infranto di diventare pilota di aerei, il padre di Corey era sempre più arrabbiato, scontroso e addirittura violento nei confronti del figlio, picchiandolo e prendendolo a cinghiate. Nella completa imperturbabilità della madre, assorta nella lettura della Bibbia e sempre più coinvolta da un gruppo di fanatici religiosi della chiesa locale, Corey aveva cercato in tutti i modi di compiacere il padre, senza alcun successo. Solo il legame con il nonno Toast riuscì a sollevarlo e ad allietare le sue giornate, un uomo sincero che a volte lo portava a pescare e che gli aveva trasmesso l’amore per la lettura, regalandogli il primo Mark Twain e tanti altri libri…

Il protagonista del romanzo, Corey John, quasi cinquantenne fa ritorno alla cittadina in cui ha trascorso l’adolescenza dopo una diagnosi di cancro, quasi volesse cercare risposte e capire come il nonno, che aveva sofferto dello stesso male, era riuscito comunque a trovare la forza e la dolcezza per dedicare del tempo e degli insegnamenti al giovane nipote. Ritornare e rivivere i luoghi del passato ha un’influenza enorme sui ricordi: anche quelli sopiti o tenuti nascosti riaffiorano alla memoria, e a volte fanno soffrire ancora. Il sentimento generale che pervade tutto il romanzo è il tentativo da parte di Corey di farsi amare dal padre. Un padre che è incattivito e inasprito da una vita che non ha scelto direttamente, ma che ha subito: il trasferimento in Texas, l’abbandono del sogno di diventare pilota, un lavoro in cui non riesce a realizzarsi come vorrebbe, la moglie sempre più distante e chiusa nel fanatismo religioso e un figlio la cui unica “colpa” è quella di essere un adolescente con interessi diversi dal padre. Corey, infatti, non ama i lavori manuali, ma la lettura, cosa che secondo il padre non gli garantirà mai un lavoro in futuro. Il ruolo e l’amore dei nonni è fondamentale, come spesso lo è per i bambini che hanno un rapporto stretto con loro. Un amore, da parte dei nipoti, che diventa sempre più comprensione per ciò che hanno fatto, per alcune loro scelte e per i loro insegnamenti con il passare del tempo. Ciò che caratterizza questo romanzo è la sincerità: i personaggi sono presentati come sono, con le loro caratteristiche, i loro sbagli, i loro demoni e i lati più amorevoli del loro carattere, che però non sfociano mai in una dolcezza eccessiva o irreale o in un finto buonismo che non sembrerebbe credibile. E rimane un insegnamento importante. Spesso quando si accetta il proprio passato si riesce a vedere più chiaramente il proprio futuro.