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La morte di Vivek

La morte di Vivek

Nigeria, un villaggio nei pressi di Owerri. Vivek è bello come suo padre Chika e ha ereditato splendidi lineamenti indiani da sua madre Kavita che parla e cucina come se fosse nigeriana dalla nascita. Il giorno in cui è nato, la gioia per l’evento viene offuscata dalla morte di Ahunna, l’adorata nonna che, come lui, ha una strana cicatrice a forma di stella sul piede. Quella cicatrice, secondo Kavita, è l’eredità di Ahunna. Un’eredità che sarebbe dovuta passare ad una femmina. È l’inizio di una vita segnata. Vivek sorride e gioca con i gioielli di famiglia mentre suo cugino Osita ha uno sguardo corrucciato: è preoccupato per tutta quella energia che Vivek emana. Entrambi vengono iscritti ad un corso di preparazione per l’esame Sat dalle loro madri, che sognano per loro un futuro in una delle università americane. I due cugini diventano inseparabili. Le loro vite procedono tra scherzi, corse in bicicletta e feste di famiglia. Poi inaspettatamente, Vivek inizia ad avere dei blackout e a farneticare di cose inesistenti. Osita è spaventato ma non racconta nulla ai suoi di quella stranezza. È attratto da quel ragazzo così speciale da cui non riesce proprio a separarsi. Il giorno dell’incendio al mercato, Vivek viene trovato morto davanti alla porta di casa, avvolto in un lenzuolo di seta e senza l’inseparabile amuleto. Kavita non si dà pace e continua fare domande a chiunque incontri: chi ha voluto fare così male a suo figlio? E perché? Forse Vivek non è il ragazzo che pensava fosse…

Vivek ha una vita che è obbligato a tenere segreta e un atteggiamento che sfida le convenzioni. È combattuto tra il desiderio di essere accolto e il bisogno di essere pienamente se stesso. La comunità, religiosa al limite della superstizione e integralista al limite del fanatismo, non comprende la sua diversità: sostiene sia posseduto da un demone e lo coinvolge in discutibili riti di liberazione. In un continuo passaggio temporale tra il presente e il passato, tra i ricordi di Osita e gli inserti che danno la parola direttamente al protagonista, tra diversi punti di vista che si alternano nella narrazione, si dipana una storia dolorosa ed emozionante. La cultura nigeriana si esprime nell’utilizzo della lingua Igbo nel testo che, sebbene appesantisca la lettura, rende la narrazione più vivida e realistica: la Nigeria che fa da sfondo è quella della dittatura militare e del sincretismo religioso che non accetta alcuna diversità. Akwaeke Emezi, classe 1987, nasce in Nigeria e studia alla New York University, si identifica come transgender non binaria, scegliendo di utilizzare il pronome “loro” per definirsi. Le sue opere, partendo dall’esperienza personale, raccontano prevalentemente il mondo LGBT. Con uno stile toccante e scorrevole, poetico e realistico allo stesso tempo, La morte di Vivek, nominato dal “New York Times” fra i cento migliori libri del 2020, suggerisce, infatti, al lettore un profondo cambio di prospettiva sul tema assai attuale dell’identità di genere.