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La mosca bianca

La mosca bianca

Accade all’improvviso, una mattina di settembre mentre fuori diluvia e un temporale imperioso spazza via i resti dell’estate. Il professore di matematica Virginio La Porta fa un’espressione strana e si zittisce nel pieno di un discorso, tanto che tutti gli altri insegnanti iniziano a guardarsi l’un l’altro con perplessità. La signorina Terranova si affretta a chiedere a Virginio se stia male. Non è un mistero che sia innamorata da sempre del professore. Innamorata a tal punto che quando questi si è sposato la donna è piombata in una depressione per uscire dalla quale ci son voluti tempo e farmaci. Qualcuno propone di far prendere al docente un po’ d’aria e così subito la Terranova si affretta ad aprire la finestra, visibilmente agitata per lo stato di salute di La Porta. È poi il professore Catania a informarsi sulle condizioni del collega, accompagnandolo al bar per fare due passi. È qui che l’uomo confida all’amico di essere tornato preda delle strane amnesie che già in passato lo avevano catturato più volte proprio quando si trovava a dover fare discorsi in pubblico. A cena Virginio non tocca nulla di ciò che sua moglie Fiorenza gli ha preparato. Dopo si adagia in poltrona senza riuscire a smettere di pensare al vuoto di memoria avuto nella mattina. È assorto nei suoi pensieri quando suona il campanello. Virginio si alza e va alla porta osservando dallo spioncino il visitatore e rimanendo basito. Quando toglie la sicura e apre non riesce a fare altro che porre una domanda incredulo: e tu che ci fai qui?

È con questa scena colma di suspence che inizia La mosca bianca, il romanzo di Maurizio Macaluso che cattura per la sapiente intessitura degli eventi e della trama. Racconta l’incontro improvviso tra il protagonista, un professore di matematica, e la nipote Mariuccia, figlia del fratello, uno spietato boss, che piomba in casa sua ed è incinta. Mariuccia vuole abortire e Virginio cerca di farle cambiare idea con tutte le sue forze. L’autore sa descrivere con dovizia di particolari la dimensione familiare, le pieghe delle relazioni umane, i dettagli, gli atteggiamenti, i pensieri e le dinamiche interiori. La trama è fitta e ritmata, non dà tregua al lettore che si trova a correre tra un evento e l’altro con desiderio di voltare pagina e scoprire il seguito di una storia complessa eppure universale, perché capace di toccare temi comuni e condivisi. Il romanzo si pone come storia che sa coniugare sentimentalismo e mistero, unendo al suo interno tratti del noir e del romanzo di formazione. I personaggi appaiono credibili, ben delineati e strutturati; le vicende verosimili, avvincenti e articolate. Lo stile narrativo è lineare e scorrevole senza mai cadere nella banalità. La parola diventa, anzi, nella sua essenzialità, strumento idoneo a veicolare e servire la materia narrativa. Il lettore si ritrova catturato, dunque, come dicevamo, su più fronti: quello della trama e quello linguistico. Maurizio Macaluso mostra esperienza e sapienza nella scrittura e ci regala una storia destinata a far parlare di sé. O che comunque lo meriterebbe.