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La musica fa crescere i pomodori

La musica fa crescere i pomodori

La storia d’amore tra la musica e Beppe Vessicchio nasce quando suo fratello maggiore Pasquale sostituisce nella sua camera i libri di scuola con una chitarra. Quelle ore passate a studiare con gli amici producevano suoni che affascinavano il ragazzino dall’altra parte della porta chiusa. La curiosità diventa scoperta giornaliera di un mondo di cui sapeva di dover far parte. L’adolescenza è con la chitarra in mano, contro le mode del momento e le prese in giro dei compagni di scuola poco interessati alla vera melodia. Le mani iniziano a trovare il loro posto sullo strumento, anche ascoltando quasi ininterrottamente pezzi come Romance del grande chitarrista spagnolo Narciso Yepes, poi diventata per tutti gli strimpellatori italiani semplicemente Giochi proibiti a causa di un film francese che se ne appropria nella sua colonna sonora. Soltanto a ventidue anni, tramite pagamento con cambiali e tanti sacrifici, a casa sua arriverà l’agognato pianoforte, di fabbricazione bielorussa. Mentre la sua vita universitaria da aspirante architetto risulterà avere le ore contate, quella di musicista, invece, lentamente prende il via. Suona e poi dirige un’orchestra per Peppino Gagliardi, nome di spicco della musica italiana degli anni Sessanta, che lo vuole a suo fianco per alcuni suoi brani. Iniziano poi gli anni della Rai, di trasmissioni come Fantastico, di Pippo Baudo e delle ore interminabili passate a perfezionare i pezzi da suonare al Teatro delle Vittorie. Dalla composizione di brani alla direzione delle orchestre più importanti, tra cui quella di Sanremo che l’ha definitivamente consacrato e fatto conoscere a tutti gli Italiani, che lo ricordano sempre per quel suo iconico barbone, che lo fa assomigliare al Verdi delle vecchie mille lire…

Vessicchio è riconosciuto da tutti come un uomo estremamente garbato. Quello stesso modo di porsi al pubblico delle grandi occasioni televisive si ritrova in questo memoir scritto a quattro mani, in cui si raccolgono oltre ai suoi ricordi di vita professionale e privata anche le personali opinioni sulla musica; un strumento importante e forte, talmente tanto da riuscire persino ad aiutare la crescita sana delle piante. Il Maestro, infatti, di fronte ad una notizia trovata per caso, in cui si racconta di mucche americane e della loro produzione di latte ascoltando la musica di Mozart, si domanda perché non provare con i pomodori. Gli esperimenti vengono raccontati nella parte finale di questo romanzo, in cui si descrive anche le sfide vinte a fianco di persone che come lui hanno creduto a questo metodo, decisamente naturale e basato sulla melodia priva di traumi del compositore austriaco. La produzione nelle terre pugliesi di Gianluca Rosafio è incredibilmente ricca; il sapore delle piante cresciuto a suon di musica è intenso, il loro profumo deciso. Vessicchio, quindi, dimostra di essere paladino non solo della diversità musicale, delle scelte controcorrente e della voglia di non conformarsi a tutti i costi, ma anche sostenitore di una biodiversità agroalimentare, fondata su procedimenti che vanno oltre quelli imposti dal mercato. La musica, in fondo, dimostra di riuscire a migliorare la vita di tutti coloro che ne vengono a contatto. Pomodori inclusi.