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La musica segreta

La musica segreta

Nascere e avere già il destino segnato non è raro, all’alba del 1500. Nicolaus Koppernigk non fa eccezione; secondogenito figlio di mercanti, pochi dubbi sul fatto che il suo compito sia prendere il posto nell’azienda del padre mentre il fratello maggiore Andreas un giorno entrerà nella Chiesa. Ma poi la vita spariglia le carte. Il padre muore per un attacco di cuore, lascia dietro di sé una scia di debiti e la sgradita incombenza della loro tutela allo zio Lucas, canonico di carriera con mire sull’arcivescovado, che assume il compito obtorto collo e con il piglio sbrigativo di un ragioniere che ha fretta di pareggiare i conti. Infatti, ecco la soluzione più pratica e veloce: per entrambi i ragazzi studi ecclesiastici, alla meglio l’abito talare e i due non saranno più una sua responsabilità. Ma il futuro per Nicolaus /Niccolò ha in serbo altri progetti. Lo studio lo attrae con forza, ma non certo le materie di chiesa. Non gli interessa il latino per l’esegetica ecclesiastica, ma per penetrare i misteri delle stelle partendo da lontano. Ragazzo prodigio, si distingue sin da subito per capacità di elaborazione e apprendimento, cosa che irrita gli invidiosi maestri molto meno dotati di lui e che lo induce – per pura sopravvivenza – a dissimulare una mediocrità che non gli appartiene. Le sue riflessioni hanno grandi orizzonti. I pianeti, il sole. L’universo. E il posto dell’uomo in tutto questo. Sull’argomento esiste da anni un dogma impossibile da scalfire, e la voce di quel dogma è un profeta che non può essere contraddetto: Tolomeo. Il suo antropocentrismo è come il Vangelo, è la base su cui poggia tutta la conoscenza e la filosofia. Eppure. Anche se Copernico si approccia a quelle verità con l’umiltà dell’ultimo studente, sente sin da subito che in quella grande sinfonia celeste c’è più di una nota stonata. Dimostrarlo diventerà la sua ragione di vita, anzi la sua ossessione. La cifra della sua esistenza, che tuttavia gli procurerà più dolori che gioie, persino in letto di morte, quando finalmente vedrà la luce il suo De revolutionibus orbium coelestium...

John Banville si cimenta con la vita travagliata di uno dei massimi astronomi del passato, dandoci un ritratto dell’uomo prima che dello scienziato, con i suoi grandi pregi ma anche le sue tragiche carenze, prima fra tutte l’assenza di un solido riferimento familiare in grado di fornirgli il giusto equilibrio nel programmare la sua vita. E infatti Banville dà di Copernico il ritratto di un uomo sbalestrato, che fatica non tanto a trovare il suo ruolo - sa da subito di essere portato per lo studio della volta celeste - quanto per affermarlo. La società a compartimenti stagni dei suoi tempi è l’ostacolo più serio, così come il volersi porre in contrasto con Tolomeo, figura inscalfibile la cui filosofia è fatta propria dalla Chiesa. Banville si sofferma molto sugli aspetti umani, poco su quelli scientifici che pure sarebbero i più interessanti, usa un linguaggio molto barocco - nelle descrizioni e nei dialoghi - e melodrammatico tipico della vulgata comune sui decenni immediatamente successivi al medioevo, luogo comune che anche in letteratura ha segnato un po’ il passo e meriterebbe forse di essere superato in favore di una rivisitazione meno critica (non più “i secoli bui”, come per decenni si è detto, ma un periodo di grande fermento artistico). La musica segreta è infine un romanzo un po’ troppo lungo considerate le cose che ha da dire; durante la lettura si ha spesso l’impressione che l’autore dia eccessivo spazio a temi già trattati, o ritardi la conclusione di passaggi determinati nella ricerca - a volte vana - di una maggiore consistenza narrativa.