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La nazione delle piante

La nazione delle piante

Una Carta dei Diritti delle Piante in otto articoli, che recitano come segue. Art. 1 - “La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene a ogni essere vivente”; Art.2 – “La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismo che le compongono”; Art. 3 – “La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate”; Art. 4 – “La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni”; Art. 5 – “La Nazione delle Piante garantisce il diritto all’acqua, al suolo e all’atmosfera puliti”; Art. 6 – “Il consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato”; Art. 7 – “La Nazione delle Piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione”; Art. 8 – “La nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di esseri viventi come strumento di convivenza e progresso”…

Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze e botanico di fama internazionale, in questo libriccino tenta un’operazione tanto ardita quanto illuminata e persino – mi si perdoni il facile gioco di parole – illuministica: “Una costituzione scritta dalle piante e in vece delle piante, da chi non conosce nulla di materie giuridiche. Mio fratello che, al contrario, è un dottissimo super magistrato, mi ha subito avvertito dei pericoli che correvo andando a giocare con i testi sacri e consigliato di lasciar perdere”. Mancuso non ha affatto lasciato perdere, vivaddio, e ci ha regalato un volumetto che innanzitutto è il tentativo (riuscito, riuscitissimo) di avvicinare un pubblico del tutto digiuno di temi naturalistici al mondo delle piante, “l’unica, vera ed eterna potenza planetaria”. Contrariamente a quanto sembra credere – e spesso purtroppo crede veramente – infatti “l’uomo non è affatto il padrone della Terra, ma soltanto uno dei suoi condomini più spiacevoli e molesti”. Già suggerire questo cambio di prospettiva, di paradigma sarebbe un’operazione più che meritoria, ma Mancuso non si ferma qui e prospetta un nuovo modello di democrazia che possa superare la visione antropocentrica (o meglio animalocentrica, dato che non mancano certo pensatori che negli ultimi anni si sono battuti per i diritti degli altri animali) e includere tra i viventi a pieno titolo anche gli organismi vegetali. Quali sfide comporterebbe questo “upgrade” filosofico, culturale e giuridico? Sfide titaniche e spiazzanti, anche per la comunità ecologista e scientifica. Siamo pronti ad affrontarle e ancor prima ad esserne consapevoli? Il dubbio c’è.