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La notte che ci gira intorno

La notte che ci gira intorno

C’è una lunga lista di cose che non si possono più fare: portare la chitarra a papà in ospedale, ascoltare la musica in salotto, riempire il carrello di schifezze in sua compagnia, litigare per quella che lui, ridendo, chiamava “lista dei desideri sul letto di morte del tuo povero vecchio”. L’idea della canzone veniva da lì. Adesso Alex deve cantarla, quella canzone, al termine della cerimonia funebre. Parte una nota sotto, poi si ferma. Ricomincia, stavolta troppo alto fino ad andare in falsetto. Stona, si spegne. Poco dopo, all’osteria dove sua zia Roxie trascina lui e la sua famiglia di malavoglia, Alex conosce Yuri. Ha gli occhi fermi come l’acqua del lago e ostenta una certa sicurezza. Si infila una bottiglia di vodka alla liquirizia nei pantaloni, la nasconde con la maglietta e lo invita a seguirlo fuori. Bevono e Alex cerca qualcosa da dire. È bravo a parlare, suo padre glielo diceva sempre, farai l’avvocato, gli diceva. Lui invece - papà - era bravo a suonare. Ma adesso le parole escono a fatica, aspettano le domande di Yuri, sono poche: sì, direi di sì, poco altro. Quando si addentrano tra le mura della casa abbandonata e bevono un sorso a turno dalla bottiglia, Alex pensa che sarebbe bello baciarlo, lì o fuori in mezzo ai pioppi, dove nessuno potrebbe venirgli a dire che non si fa. Non si fa di innamorarsi di un ragazzo selvatico, coi capelli rossi. Non si fa di innamorarsi proprio il giorno del funerale di tuo padre…

“Quando l’impresa smise di scavare perché una sorgiva aveva riempito il cratere della cava di argilla, Elide guardò il lago e pensò: pesca sportiva. Aveva convinto il nonno di Alex - che non era ancora suo nonno, che non era nemmeno il padre di suo padre, ancora - e insieme avevano fatto costruire l’osteria. Alex e suo fratello resteranno per un po’ con la nonna”. C’è da lavorare: le alghe da togliere, il canneto che si è allargato troppo, la legna da recuperare nel bosco e i buchi nel tetto del pollaio. C’è anche Yuri, giovane promessa del calcio, che però deve fare i conti con un padre violento e con modelli maschili tossici, che non gli corrispondono. Per questo preferisce che la loro storia resti segreta. Francesca Zoppei è al suo esordio nella narrativa per adolescenti, cosa che non si direbbe affatto: la storia è narrata con maestria rara, linguaggio credibile, evocativo ed efficace. I temi trattati sono più che mai attuali e piace pensare che libri come questo possano promuovere sensibilità e modelli positivi, nonché essere di supporto a chi si trova in prima persona a dover difendere il proprio diritto a essere se stesso. Limpido, morbido e ruvido in parti uguali e perfettamente bilanciate. Finalmente un libro per adolescenti scritto davvero per loro.