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La notte dell’inverno - La ragazza nella torre

La notte dell’inverno - La ragazza nella torre

In una fredda notte d’inverno Ol’ga, consorte del Gran Principe di Mosca Dimitrij Ivanovich, guarda nervosamente alla finestra e scruta all’orizzonte. Ci troviamo all’interno del terem, la zona del palazzo del Gran Principe dedicato alle sole donne: “nessuno, a parte un monaco, un prete, un marito, uno schiavo o un bambino poteva entrare nel terem”. In questo ambito, totalmente al femminile, Ol’ga aspetta con ansia il ritorno del fratello, il monaco Aleksandr. In una notte come questa, dice Darinka “viene lei”. Lei è uno spettro. La cupa atmosfera viene sciolta da Marija, che chiede alla madre di raccontare una storia. Così Ol’ga racconta la storia di Snegurochka, la fanciulla di neve. Come spesso accade in molte storie del passato, tutto comincia con una coppia che non riesce ad avere un figlio. Presi dalla disperazione, costruiscono un pupazzo di neve, una sorta di simulacro del loro desiderio frustrato. Allora Morozko, il demone del gelo, ha compassione e muta la fredda neve in una fanciulla vera. Come in ogni favola russa che si rispetti c’è naturalmente più di un inghippo: la fanciulla dovrà stare lontana dal sole e non potrà innamorarsi, altrimenti morirà. Eppure, nonostante la fiaba sia riuscita a distrarre le donne, l’oscura presenza dello spettro continua ad aleggiare nella loro fantasia…

Il secondo volume della trilogia La notte dell’inverno ci riporta esattamente dove Katherine Arden ci aveva lasciato nel primo libro L’orso e l’usignolo, ma in questo caso ci troviamo lontani da Lesnaja Zemljia, questa terra boscosa che hanno dato i natali alla protagonista Vassilissa (o Vasjia). Anche in questo la fiaba iniziale non è solo un pretesto, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti che dà il tono al romanzo. Mentre nel primo libro abbiamo assistito alla prima infanzia di Vasja e abbiamo imparato a conoscere la Russia medievale attraverso i suoi occhi, nel volume secondo abbiamo invece una protagonista più matura e consapevole, che non vuole solo cercare il proprio posto nel mondo: desidera conoscere ed esplorare di persona terre lontane e inaccessibili. Vasja vuole essere prima di tutto una donna libera e anzi dichiara a Morozko “non desidero sposarmi”. Moglie, suora oppure morta… questo voleva dire essere donna allora. Si comprende dunque come il fattore dell’identità e della libertà siano essenziali nell’economia della vicenda esistenziale di Vasja. Questo suo anelito si scontra quindi con il suo essere donna in una società ostile e profondamente patriarcale, portandola addirittura alla soluzione di farsi passare per ragazzo per vivere a proprio piacimento. Naturalmente per queste scelte, come insegnano le fiabe, c’è sempre un prezzo molto alto da pagare. Bisogna notare che nelle tradizioni russe le fanciulle prima di sposarsi godevano di una grande libertà (e infatti molte canzoni popolari che parlano di fanciulle che si sposano hanno un andamento “funereo”). Quindi non c’è qui alcuna forma di “pinkwashing” anacronistico, ma aderenza alla sensibilità femminile dell’epoca. Nello sfondo continuano a dispiegarsi gli eventi storici della Russia del XIV secolo: l’orda d’oro, che tiene quelle terre sotto il proprio giogo economico dal 1240, attraversa una profonda crisi legata a una sanguinosa lotta per la successione e i tempi sono maturi per acquistare una maggiore indipendenza dai tatari. Allo stesso tempo c’è un grande fermento nel mondo soprannaturale, con demoni e spiriti che rifiutano di morire e di cedere al cristianesimo trionfante, pur sapendo bene che “non si può essere allo stesso tempo vivi e immortali”. Anche per il demone del ghiaccio, in fondo, il disgelo arriva ogni anno a primavera. Per assecondare la crescita della protagonista (e dei lettori) i temi diventano sensibilmente più maturi e benché anche al termine di questo volume ci sia una “battaglia campale” come nel primo, la vera battaglia è combattuta nel cuore di Vasja, nel suo viaggio verso la comprensione di cosa voglia dire essere una donna libera. Nonostante i combattimenti ci siano e ci siano scene violente, la scena più spaventosa è incentrata su un bacio non consensuale, Anche questo ci ricorda il potere della letteratura di parlare di temi moderni, anche se ambientati in tempi molto più antichi.