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La notte padana

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Sono molti anni, ormai, che Greg Stefanoni lavora a “La notte padana”, giornale della provincia Intermedia. Non proprio il sogno di ogni reporter, insomma. Da qualche mese, però, gli occhi di tutta la nazione sono concentrati proprio sull’anonima e tranquilla provincia: un serial killer semina il panico tra i piccoli borghesi. Marco Molteni è la prima vittima del folle omicida che non segue gli schemi precedenti. Molteni, infatti, è un giovane sulla trentina, habitué della microcriminalità locale fatta di piccoli scippi e rapine. La grande stampa nazionale sembra quasi non essersi accorta di questo cambio di bersaglio del serial killer e, così, la morte del Molteni finisce per passare quasi sotto silenzio. Anche la vita di Stefanoni prosegue senza modificarsi radicalmente: da un lato, le investigazioni del giornale, spesso insieme al capitano della Benemerita Di Fonzo, e, dall’altro, la difficile convivenza a casa con l’anziana madre e la sua badante Ellis. Un giorno, poi, Stefanoni riceve una strana mail anonima: un “amico” del giovane Marco gli chiede di incontrarlo. Riuscirà questa inaspettata richiesta a ridargli la grinta del giovane cronista che inseguiva la notizia?

L’indolenza della vita di provincia si percepisce fin dalle primissime righe del giallo di Paolo Risi. Il ritmo della narrazione è lento e sonnacchioso, così come passano le silenziose ore pomeridiane della fantomatica Provincia Intermedia che l’autore usa come scenografia del suo racconto. I personaggi entrano quasi in punta di piedi nelle pagine e, rigo dopo rigo, riescono a coinvolgere il lettore nella spirale di eventi che li riguarda. Non si tratta, infatti, di una di quelle storie tutte azione e violenza, che ti travolgono e ti staccano con decisione dalla routine quotidiana. Tutt’altro. Questo è un giallo tranquillo, piccolo borghese quasi – nell’accezione più positiva del termine – perfettamente rispondente alla figura del protagonista. Lontano dai fuochi dei vent’anni o dalla acerba maturità dei trenta, Stefanoni è sull’orlo di una crisi di mezza età. Senza ideali e senza propositi rivoluzionari, il giornalista ha ceduto alla calda sicurezza garantita dall’abitudine. E, proprio come il più didascalico dei lupi solitari, anche lui sfugge alle luci della ribalta, fatte di conferenze stampe e articoli ambigui basati su semplici pettegolezzi. Questo, però, gli permette di avere uno sguardo privilegiato, perché fortemente distaccato, su tutta la vicenda. Che è poi il motivo per cui risuscirà a venirne a capo. È quasi la rivincita dei cinquantenni quella che ci propone Risi: è l’esaltazione dell’incedere flemmatico, del prendersi i propri tempi e del condividere con difficoltà i propri spazi. È il contrappasso per i propri ideali giovanili falliti, ma è anche il preludio dei silenziosi anni di là da venire. Forse proprio per questo motivo, talvolta, Stefanoni sembra eccessivamente compresso in un copione già scritto, con l’angosciante consapevolezza che ben poco rimane da fare. La soluzione del caso è, quindi, per il reporter – e per il lettore – un’isola felice a cui poter finalmente approdare.