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La notte prima

La notte prima

All’ombra del Vesuvio non si dorme, anche se, a uno spettatore superficiale, la città di Napoli appare in uno stato di quiete apparente: in realtà è tutto un brulichìo di spostamenti da fuori e all’interno dei confini partenopei, per organizzare la veglia di quella che ormai tutti pensano essere l’ultima notte prima del terzo titolo tricolore della squadra di calcio cittadina, gli “azzurri”. Lo sa bene chi fa il tassista, magari da generazioni avendo ripreso il lavoro del padre: ci sono giri continui da svolgere con alcune tappe fisse, dove di lì a poche ore si festeggerà con canti, balli, fuochi pirotecnici, musica, spregio momentaneamente consentito di ogni segnaletica stradale e via “pazziando”. Guidare, quella notte, diventa non più soltanto un lavoro, ma il mezzo per conoscere tante storie diverse, storie di una passione che travalica epoche, mode, persone e, talvolta, addirittura la stessa vita terrena. Prima di poter finalmente festeggiare anche lui, l’autista incontrerà juventini residenti a Napoli e felici, per una volta dopo nove anni consecutivi, di perdere il campionato, mariti che si conciano da tifosi accaniti per poter andare a comunicare la notizia del terzo tricolore alla moglie defunta, altri mariti che rinnegano il rapporto con la moglie non/tifosa lasciandola sola dai suoi genitori e fuggendo alla festa scudetto, padri separati che, con abilità oratoria di eccelso livello, tentano di convincere l’ex moglie a lasciar loro il figlio minorenne affinché non si perda la – forse irripetibile – festa per il titolo…

Mentre la vicenda principale, raccontata da Massimo Ugolini - giornalista di Sky Sport che segue ogni giorno la squadra di calcio del Napoli - sotto forma di retrospettiva degli eventi principali degli ultimi anni della gestione della società sportiva partenopea da parte del discusso Aurelio De Laurentiis, viene narrata dal tassista preso dai propri ricordi ed elucubrazioni nel tentativo di stemperare l’ansia che lo separa dalla partita decisiva del giorno dopo, i racconti di cui si è fatto parziale cenno, in tutto sette, escono dalla penna dell’ottimo e assai noto Maurizio De Giovanni. Essi, senza mezzi termini, costituiscono la parte veramente imperdibile di questo libro, oscillando tra il sentimentale, l’accorato (ma evitando qualsiasi sdolcinatezza), il comico e il grottesco. D’altro canto, le parti “di raccordo”, ossia quelle giornalistico/sportive su cui il libro quantitativamente s’impernia, sono troppo generiche e incomplete, frammentarie per chi non conosca gli ultimi anni del calcio partenopeo e voglia farsi un’idea precisa dell’escalation che ha portato allo scudetto: la sola figura di De Laurentiis, mettendo insieme tutti gli elementi riportati dall’autore, si può dire esca sufficientemente tratteggiata, mentre di tutti gli altri protagonisti - soprattutto i calciatori delle ultime stagioni prima del titolo - vengono dati niente più che cenni, troppo sparsi nella loro collocazione e troppo sparuti nel numero per capire quale fosse il loro carattere o quale sia stato il motivo della loro importanza a Napoli. Se è comprensibile che un top player della scrittura come De Giovanni rubi la scena per estro e fantasia, è vero nel contempo che al lettore “non tifoso napoletano” tocca mettere insieme i pezzi del puzzle rappresentato dal resto del libro, trovandosi sempre con qualche frammento in meno tra le dita.