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La Pakistana

La Pakistana

Peshawar, Pakistan. Abby Monroe, infermiera trentenne americana, si trova in Asia meridionale per monitorare un programma di vaccinazioni per l’UNICEF. È rimasta improvvisamente senza lavoro e senza fidanzato e, decisa a cambiare vita e trovare il suo posto nel mondo, ha inviato il curriculum in risposta all’annuncio delle Nazioni Unite. Inaspettatamente viene scelta per il lavoro e si ritrova catapultata in una zona dalle “Condizioni di sicurezza instabili”, in un mondo che non assomiglia a niente di ciò che conosce, in una cultura diversa e un mondo nuovo tutto da scoprire. Tuttavia Abby non è serena: l’ultima sera della tappa intermedia a Ginevra, dove ha frequentato il corso di formazione, ha assistito a un incidente che sa di omicidio. Una donna è precipitata da un balcone proprio davanti ai suoi occhi mentre faceva jogging e il presunto assassino l’ha inseguita, costringendola a nascondersi. Quando torna indietro con la polizia, il corpo è sparito. Questa vicenda torna a tormentarla negli incubi, per diverse notti, e in particolare le è rimasto impresso il prezioso bracciale ricco di pietre preziose al braccio della vittima. Durante la sua esperienza in Pakistan, Abby conosce Nick Sinclair, affascinante reporter e si imbatte inoltre in un fenomeno molto diffuso quanto esecrabile: la tratta di esseri umani, col suo bagaglio di sofferenza, dolore e umiliazione. Affiancando al suo lavoro anche attività di supporto alle vittime della tratta, svelerà il mistero di Ginevra, grazie all’aiuto di Nick...

Romanzo di categoria indefinibile: vorrebbe essere un po’ giallo, un po’ documentario, un po’ di denuncia, ma alla fine si riduce ad essere solo un tiepido romance. La protagonista è insulsa, ingenua e detestabile: è piuttosto improbabile che in quanto infermiera ignori la sofferenza e l’infelicità del mondo. Inoltre deve recarsi in un Paese sconosciuto e pericoloso e ciononostante parte allo sbaraglio, senza raccogliere informazioni culturali e geografiche, senza documentarsi a riguardo. Si piange addosso per l’insuccesso sentimentale, sentendosi fallita in quanto trentenne single; ha modi stucchevoli e fintamente dolci con i non americani, ma detesta Nick sin dal primo incontro e senza motivo, salvo poi restare colpita – ovviamente – dal suo fascino. Prevedibile, scontata e superficiale è anche la trama: le Nazioni Unite la assumono e le affidano un incarico e lei riesce a dormire fino a tardi, e a ritagliarsi molto tempo libero per altre attività. Inoltre è alquanto improbabile che assistere a una persona che precipita – e muore – sul marciapiede non crei un trauma emotivo così importante da influire sulla quotidianità, ma che al contrario si risolve in pochi giorni con qualche nitido incubo focalizzato sul bracciale. Il romanzo si salva in corner soltanto per i riferimenti alla tratta di esseri umani, che lo rendono meno banale, tuttavia questi argomenti meritavano comunque più attenzione e approfondimento. Chi dovesse dedicarsi a La pakistana scegliendolo perché ha amato Le ragazze di Kabul, della stessa autrice, ne resterebbe alquanto deluso.