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La parabola dell’anguilla

La parabola dell’anguilla

Sara Malerba prende gli stivali da cacciatore, umidi e freddi, che il maresciallo Berardi le porge. Sono più grandi di due taglie, li calza e procede lungo il sentiero fangoso, dopo avere riposto nella borsa i suoi mocassini. Avanza lungo la salita, fino al punto che le viene indicato, il cumulo della plastica, il luogo in cui gli operai hanno notato i gabbiani banchettare, dove non vanno mai. L’appuntato Cantatore è intento a posizionare il nastro rosso intorno alla “montagna colorata”. Berardi le tende la mano, devono arrampicarsi sul cumulo instabile, poggiando i piedi su assi di legno sporco che segnano il percorso. In cima si trova il corpo di suor Sofonisba, gli occhi sono stati divorati dai gabbiani, ha le labbra dischiuse e lacerate, il volto rigato dal sangue scuro. La donna faceva parte del convento dell’Ordine delle suore mendicanti, nel rione Fiumarola, impegnate nella mensa dei poveri e nell’ambulatorio. Sara Malerba osserva i resti e pensa ai casi che ha seguito in quegli anni di servizio alla Procura della Repubblica di Torre Piccola. Nonostante l’esperienza accumulata guardare il volto martoriato le causa un forte disagio. Estrae dalla borsa il suo taccuino rosso e annota qualche appunto. Domanda al maresciallo come abbia potuto riconoscere la religiosa ridotta in quelle condizioni e l’uomo le fa notare la cuffia indossata dalla suora: una particolare cuffia bianca con un bordino azzurro intenso. Come tutti a Torre Piccola sanno, lei era l’unica a portarla, forse un pizzico di vanità rimasto dopo avere preso i voti…

Luigi Irdi è un giornalista con una lunga carriera alle spalle, ha scritto tra i tanti per “Corriere della Sera” e “National Geographic”, ma è anche autore di saggi e romanzi. Negli ultimi anni ha dato vita a una brillante figura femminile, quella di Sara Malerba, una donna empatica, riflessiva, insicura in campo sentimentale, apparentemente ordinaria, ironica e capace di sbrogliare anche le matasse investigative più ingarbugliate, nonostante i depistaggi, le fughe di notizie e gli inevitabili pericoli a cui va incontro per il suo lavoro. Sono molteplici gli elementi che rendono interessante questo romanzo, a iniziare dalla caratterizzazione dei personaggi (impossibile restare indifferenti al simpatico e acuto Berardi o alla furba suor Brigitta) e dalla costruzione dell’intreccio, che accompagna il lettore lungo i diversi passaggi dell’indagine, immergendolo nella sfaccettata comunità di Torre Piccola, coi suoi problemi di inquinamento e riqualificazione, le disparità sociali, i rapporti all’interno delle forze di polizia, gli emarginati, le relazioni tossiche, la violenza e tutti i problemi che affliggono le comunità povere, in luoghi in cui è difficile vivere perché quei pochi che si sono arricchiti hanno lasciato a tutti gli altri solo le briciole. Questa è la terza indagine che vede all’opera il pubblico ministero Sara Malerba, nota al pubblico grazie ai precedenti romanzi Operazione Athena (2020) e Il nero sta bene su tutto (2021), adesso impegnata in quello che sembra un caso senza una facile soluzione, ma che si svilupperà in qualcosa di ben più complesso e inaspettato e che saprà senza dubbio stuzzicare l’immaginazione del lettore.