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La parte sbagliata del paradiso

La parte sbagliata del paradiso
Ivan è un operaio della Regis Metallia, azienda siderurgica dell’hinterland torinese. È un tipo taciturno e la sua vita oltre gli orari lavorativi scorre piatta: qualche uscita con gli amici e le partite della Juventus  sono il suo unico svago. A relazionarsi con l’altro sesso nemmeno a parlarne; gli sono capitate solo brutte esperienze. E poi l’ unica ragazza che si vede in azienda è Jenny, la segretaria del capo, simpatica ma tutt’altro che stimolante. Un giorno però, tra i clangori industriali, compare lei. È bellissima e longilinea, dai capelli biondi e dallo sguardo ammaliante. Praticamente un’apparizione. Ivan ne rimane immediatamente colpito: è Valentina, la figlia del proprietario della fabbrica. Farebbe qualsiasi cosa per conquistarla, ma come? Appartengono a due mondi diversi e opposti…
Giovane e prolifico, Andrea Malabaila ci racconta di un amore impossibile sbocciato nella provincia meccanica torinese, proseguito nei cocktail bar del centro e finito rovinosamente tra le spire della crisi economica. La trama è lineare e non presenta particolari colpi di scena, con lo scrittore che si focalizza essenzialmente sulle diversità sociali che da sempre dividono il mondo in due generi di persone: chi ha i soldi e chi non li ha. La metamorfosi di Ivan inizia non appena si imbatte in Valentina. Lei è la molla che riesce a stanarlo dal suo meccanico guscio, spingendolo a osare e a tentare di affrancarsi dalla propria condizione di proletario. Il desiderio di conquistarla non è solo bramosia d’amore ma è anche voglia di uscire da una vita piatta e standardizzata. Ivan vuole essere un vincente, uno di quelli che a furia di lavurà hanno fatto i soldi. Le cose vanno bene; il boss lo prende sotto la sua ala protettrice e la carriera sembra aver preso definitivamente il volo. Nel frattempo riesce anche a coronare il sogno di uscire con Valentina, una cabinotta superficiale ma con pretese di complessità, interessata più allo shopping e a far baldoria con i suoi amici snob dai nomi altisonanti che a studiare o (orrore!) lavorare. La frequentazione iniziale, trattata dall’autore con stucchevole andazzo moccioso, costituisce senz’altro la parte più debole del romanzo. Il tiro si alza nella seconda parte, nella quale Ivano (Ivan suonava troppo bolscevico) e Valentina, vera e propria coppia d’oro, passano senza sosta da un vernissage a un ristorante esclusivo, da una settimana bianca a un viaggio negli USA, fino ad approdare all’inevitabile matrimonio.  Belli e dannati come i coniugi Patch del capolavoro di Fitzgerald, fluttuano nella loro leggera inettitudine fino ad essere inghiottiti da una crisi economica sgarbata e contagiosa, incubo non tanto per chi i soldi li ha sempre avuti, quanto per chi li ha accumulati con pazienza e dedizione giorno dopo giorno. Nonostante le apparenze questa è sempre stata l’enorme differenza tra i due protagonisti del romanzo. Lei, perennemente con la testa tra le nuvole e forte del proprio ceto, vede la crisi come una semplice parola; lui, parvenu costantemente a lavoro e a contatto con fornitori e clienti, la vede come la nemesi per tutto ciò che è riuscito a costruire. E indovinate un po’ chi alla fine rimarrà in piedi?