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La partita delle emozioni

La partita delle emozioni

Il Natale si avvicina. Tra poco i suoi ragazzi andranno in vacanza ed è tempo di compiti per casa. Il professor Rosati si muove con delicatezza in mezzo a loro, li osserva, a volte non li capisce alla perfezione. Cerca di interpretarli, immersi nei loro cellulari, connessi col mondo e con nessuno. O forse no. Chissà come si cercano tra loro. Lo fanno col capo chino? Come esprimono le loro emozioni, ma soprattutto le hanno? Sanno cosa sono? Rosati si pone sempre numerose domande, d’altronde è lì anche per questo. Il tema delle emozioni lo turba e affascina allo stesso modo, vorrebbe capire meglio come lo vivono i suoi ragazzi. Ecco perché ha deciso di assegnar loro un tema da scrivere proprio sulle emozioni. Come previsto, il compito da eseguire genera un po’ di subbuglio tra i ragazzi, le reazioni sono molteplici, la curiosità moltissima. Nessuno ha mai fatto loro una richiesta così singolare. Nessuno ha mai chiesto cosa provassero realmente…

La partita delle emozioni non è la solita partita tra maschi e femmine. O meglio, lo è, ma in forma diversa. Il professor Rosati inventato da Fabrizio Guarducci innesca proprio una competizione tra i suoi studenti, abituati fino a quel momento a sfidarsi su un campo di gioco materiale. Stavolta sono chiamati a farlo sul campo delle emozioni. La partita si svolge principalmente nell’intimo di ciascuno dei personaggi, ognuno caratterizzato da un carattere e un vissuto differenziato e differenziante. La richiesta di raccontare le proprie emozioni, oltre che particolare, risulta inizialmente estremamente difficile. La generazione raccontata da Rosati sembra non essersi mai chiesta cosa fosse l’amore e l’emozione, sembra a tratti non averli provati, risucchiati dall’apparenza e dal materialismo. E se invece le emozioni fossero così tante da non riuscire a metterle in ordine? Quanto conta l’educazione alle emozioni in un contesto in cui il virtuale rischia di soffocare il reale? Siamo sicuri che le nuove generazioni non le provino o comunque non sappiano di provarle? Il professor Rosati è quindi la guida alla ricerca di quelle emozioni, che ci sono, ma che non sappiamo come chiamare.