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La paziente

lapaziente

Victor Payne, che di mestiere fa lo psicoanalista, sta aspettando Helen Scott, la sua ultima paziente della settimana. Quando l’ha incontrata la prima volta la ragazza, figlia di medici, gli ha mostrato numerosi tagli sulle braccia e gli ha raccontato di avere una vocina in testa che le ordina di procurarsi tagli e bruciature spesso superficiali ma a volte anche talmente profondi da dover ricorrere al chirurgo. Sente il citofono suonare e si prepara ad accoglierla. Resta sorpreso invece nel vedere nella sala d’attesa una donna bionda con un’aria molto addolorata. La donna si presenta come la madre di Helen e mette al corrente Victor della scomparsa della ragazza. Teme che sia stata rapita da un uomo, un meccanico con cui ha avuto una relazione che potrebbe essere in cerca di vendetta per la fine della loro storia. Victor Payne è turbato per le sorti della ragazza ma non sa quale possa essere la mossa migliore da fare, fino a che decide di rivolgersi alla sua amica Jenny Gutierrez, una detective della polizia di New York, e spiegarle ogni cosa. Intanto Helen ha paura. Si è svegliata legata, con un cappuccio bianco ficcato in testa e con una pallina di ping pong in bocca. Non riesce a ricordare cosa sia accaduto all’uscita dalla discoteca ma di sicuro ricorda un odore acre prima di perdere coscienza. Qualcuno si è introdotto nella sua macchina e l’ha rapita…

Inizia così un giallo molto interessante che attraverso un intreccio articolato conduce il lettore nelle pieghe della mente, delle cui dinamiche l’autore mostra una profonda conoscenza. Del resto lo scrittore si presenta come uno “psicoanalista statunitense”. Victor Payne ambienta la storia in una New York dei nostri giorni e, come lo stesso traduttore spiega nella nota introduttiva, lo scrittore si trova a essere nella duplice posizione di investigatore e di investigato. Payne, che però a onor del vero sembra essere lo pseudonimo dello psicoanalista italiano Pellicanò che presenta il libro, come in un gioco di specchi. Nella nota introduttiva viene spiegato che durante un congresso a Boston Pellicanò conobbe l’autore e fra un discorso e l’altro emerse che lo psicoanalista americano aveva un manoscritto nel cassetto che affidò alla lettura del collega italiano il quale, dopo averlo letto, gli propose di tradurlo e pubblicarlo nel nostro Paese. Uno stratagemma narrativo per aggiungere fascino all’operazione o la verità? La paziente si mostra a prima vista come un “normale” giallo psicologico, un romanzo che gioca sull’enigmaticità identitaria, ma che nel corso della lettura fa trapelare la specifica cifra psicoanalitica dell’autore, ne fa emergere il terreno emotivo e la competenza. Un libro dalle mille sfaccettature fatto di parole, di sentieri narrativi intrecciati, delle più variegate declinazioni di affetti ed emozioni. Un romanzo dal ritmo serrato che si sviluppa su vari piani e che fa smarrire il lettore nei labirinti dell’amore, delle passioni ma anche delle perversioni. Molto interessante da un punto di vista tecnico in quanto affronta temi che riguardano la difficoltà del lavoro degli psicoanalisti, le sofferenze che si incontrano e le soluzioni cliniche che si adottano in questo affascinante lavoro.