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La pazienza del Diavolo

La pazienza del Diavolo

Ermanno D’amore, dopo aver lasciato la polizia, si diletta a passare il tempo in compagnia di belle donne. Una di queste è in macchina con lui e dal mare dove sono stati a cenare i due si stanno dirigendo al centro di Roma, dove l’uomo vive in un bell’appartamento. Le intenzioni dell’uomo sono del tutto esplicite anche se, essendo stato educato da sua madre americana ad apprezzare la cultura e la letteratura, Ermanno con un occhio alle bellissime e abbronzate gambe della donna e un altro alla strada, cerca di far colpo sulla giovane parlando di Moby Dick e del Massachusetts. La ragazza nicchia, un po’ perché a cena ha bevuto troppo e si sente alquanto stordita e un po’ perché non ha la più pallida idea di cosa parli il suo accompagnatore. E questo stato di “grazia” perdura anche una volta arrivati nell’appartamento dello scapolo conquistatore, tanto che l’attraente ragazza appena tocca il divano sprofonda in un pesantissimo sonno. Ermanno, sconfortato ma rassegnato, la lascia dormire e si mette a fare zapping in tv e infine, annoiato e assonnato anche lui, spegne un attimo prima che il telegiornale della notte dia una notizia di cronaca che invece a lui sarebbe interessata moltissimo. L’uomo, quando ancora faceva l’ispettore di polizia, insieme ad un suo collega si era imbattuto in un caso complicato e delicato. Un caso che i due poliziotti all’epoca dei fatti avevano considerato concluso. Un caso che aveva cambiato la vita di Ermanno, lo aveva indotto a lasciare la polizia e anche ad allontanarsi dal suo amico e collega. Ora, come nei peggiori incubi, un killer sembra uccidere secondo uno schema che fa pensare al vecchio caso seguito dall’ex poliziotto. Vendetta? Giustizia? Semplice pazzia? Intanto nella capitale la gente continua a morire...

La pazienza del Diavolo ha una trama bella, anzi bellissima. Una di quelle trame che colpisce chi legge fin dalla prima pagina e lo accompagna fino alla fine. E non basta, perché tutti i personaggi descritti e presentati in questo romanzo sono assolutamente affascinanti. Naturalmente ognuno di loro per un preciso motivo, ma la bravura dell’autore è appunto quella di far innamorare il lettore dei protagonisti quanto delle comparse, come la ex professoressa del personaggio principale, descritta in una miriade di particolari e tutti con grande maestria. E cosa dire, infine, delle location? Chi non vorrebbe essere il titolare di una splendida libreria in centro a Roma, potersi permettere cene sfiziose sulla costa, scendere di casa e trovarsi al lavoro e indagare, anche se non proprio in maniera canonica, in una città dove la Storia ti fa inciampare in ogni angolo? Roberto Ciampanelli ha scritto quindi assolutamente un buon romanzo, uno di quei libri che “fanno compagnia” davvero ai lettori, una cosa troppo spesso sottovalutata da tanti autori troppo concentrati invece a far vedere quanto sono bravi e basta. C’è un’unica nota stonata, però, e sono i dialoghi. Quei maledetti dialoghi che se funzionano alla perfezione in una certa forma artistica e in una certa forma narrativa, non funzionano in un’altra. Ebbene, in un giallo come questo dialoghi così non funzionano affatto. Ed è un peccato, perché il libro è veramente bello.