Salta al contenuto principale

La pecora nera - Nulla è come sembra

lapecoranera

Si sveglia all’improvviso, in un lago di sudore e con il cuore che gli martella nel petto. Gli capita di frequente di essere svegliato da brutti sogni. E anche stanotte è accaduto. Al risveglio non ricorda praticamente nulla dell’incubo che lo ha tormentato e tutto quello che gli rimane è una sensazione di disagio che gli impedisce di riprendere sonno e lo lascia stremato, a rigirarsi tra le coperte fino all’alba. Stanotte è una di quelle notti tormentate in cui il sonno è stato spezzato ed è scivolato via. Virginio si alza, a piedi nudi si muove verso la porta della camera e sporge la testa verso il corridoio. Una sagoma, nel fondo, si muove indistinta. Temendo si tratti di un ladro, Virginio si arma dell’unico oggetto che trova - un libro - e si avvicina furtivo alla sagoma che, scopre meravigliato, altri non è che la madre. La donna, che sta trascinando una valigia, scruta il figlio e gli chiede brusca chi egli sia. Eh, già. La madre di Virginio è malata da oltre due anni, ma il figlio ancora non accetta di vederla in quelle condizioni, persa in un mondo in cui la memoria fa capolino sempre più di rado, mentre dimenticanza e allontanamento dalla realtà sono ormai diventate le costanti. È iniziato tutto con una borsa che non si trovava più ed era finita dentro al frigorifero; pian piano la situazione è degenerata e ora la donna è quasi completamente confinata in un mondo fatto di vuoti e di nebbia. Per Virginio, profondamente legato alla madre, la convivenza è difficile e dolorosa e l’uomo, professore di matematica, ha dovuto rivedere la sua routine quotidiana. Nonostante, con l’aggravarsi della situazione, d’accordo con i fratelli abbia deciso di chiedere aiuto a Garima, la domestica indiana a servizio presso di loro che ha prolungato il suo orario di lavoro, la sera e la notte continua a occuparsi da solo della donna. E stanotte sua madre non ne vuole proprio sapere di lasciare andare la valigia che ha con sé. Ripete agitata che non intende muoversi finché il marito - noto avvocato, mancato da un po’ - non la raggiungerà. Virginio cerca di applicare i consigli del medico, che gli ripete di essere ancora più amorevole e paziente, ogni volta in cui la madre si mostra ansiosa o preoccupata. Ma niente, non c’è verso di calmarla. A Virginio non resta altra scelta: chiama in aiuto suo fratello Giovanni che, da quando è malata, la madre scambia per il marito. Quando più tardi, calmate le acque, Giovanni se ne torna a casa, Virginio si chiude nella sua stanza, tira fuori una bottiglietta da sotto il materasso e beve un sorso di vino, la sua unica consolazione…

L’autore trapanese Maurizio Macaluso - classe 1971, giornalista pubblicista che si è nel tempo occupato in particolare di temi giudiziari e sociali, alla sua sesta prova narrativa - condensa in poco meno di duecento pagine uno spaccato di vita denso di significati, pur nella sua ordinarietà. Virginio La Porta è un uomo qualunque. È un professore di matematica chiuso e impacciato; ogni volta che deve esporre il proprio pensiero al pubblico viene preso dal panico ed è vittima di profonde crisi. La situazione è poi peggiorata da quando la madre, a cui l’uomo è molto legato, si è ammalata e l’Alzheimer l’ha relegata in un mondo in cui non c’è più posto per i ricordi e gli affetti. La bottiglia diventa l’unica valvola di sfogo per quest’uomo, da sempre considerato la pecora nera della famiglia, la cui quotidianità è segnata da un vuoto d’affetto e di relazioni nel quale è facile annegare. Quando realizza di non riuscire a salvarsi da solo da una situazione che lo sta pian piano soffocando, si rivolge a uno psicologo con cui l’empatia è immediata. Ma la vera rivoluzione, il vero turning point della sua esistenza, ha ventinove anni e si chiama Alessia. Per Virginio si tratta di un terremoto vero e proprio: Alessia è sfrontata e intraprendente e per l’abitudinario professore è amore a prima vista, un sentimento tanto sconosciuto quanto violentissimo. Ecco allora che, sulla scia di questa sconosciuta e nuova situazione di vita, si innescano mille altri avvenimenti inattesi e sconvolgenti, che scardinano le certezze di Virginio e lo pongono di fronte a nuove scelte e nuove consapevolezze. Con una prosa elegante e musicale - un’unica osservazione è la lentezza con cui, a tratti, la vicenda avanza, così da rendere la lettura di alcune pagine un po’ faticosa - Macaluso conduce il lettore in una realtà fatta di specchi che riflettono le cose in maniera distorta: nulla, alla fine, è ciò che sembra e nessuno è davvero chi finge di essere. È tutto un rincorrersi di realtà e finzione che incuriosisce e intriga.