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La piccola libreria degli amori persi e ritrovati

La piccola libreria degli amori persi e ritrovati

Federica confessa a Laura che il suo uomo (sposato e con una figlia) la sera precedente non solo non si è fatto vivo, ma ha addirittura staccato il cellulare. Sono in un bar a fare colazione e non appena Laura vede che ore sono scappa di corsa per andare in ufficio, non prima di aver detto parole di conforto all’amica. La realtà è che neppure Laura è felice: lavora in una agenzia immobiliare che è di proprietà della suocera Livia e dove, lo capisce solo ora, si sente soffocare, bacchettata dalla mattina alla sera e anche (anzi soprattutto) prevaricata negli affari, spesso non con metodi ortodossi. Come per il contratto Archibugi della contessa Luisella Archibugi per un immobile che vale tre milioni e mezzo di euro, ma con una proposta, nel contratto, di un milione e mezzo. “Luisella ha necessità di vendere”, dichiara Livia che il giorno precedente le ha fatto visita e si è accordata per la cifra, mentre Laura è in trattativa per quell’immobile da due anni. La contessa Luisella accoglie Laura che è subito corsa da lei. Adora quella donna, ma purtroppo ha ragione la suocera: sta vendendo i pezzi più pregiati dei suoi arredi per sistemare i troppi debiti e non vede l’ora di liberarsi della casa e di poter andare a vivere in un piccolo appartamento più adatto alle sue esigenze (Livia ha pensato anche a questo!). La nobildonna si lascia andare anche ad alcune confidenze: il conte Andrea, suo marito, le portava le amanti in casa e per questo lei ha subito non poche umiliazioni, finché un giorno non ha incontrato un certo Mario in un bar e si è vendicata, o meglio, è riuscita a superare l’astio verso il marito vivendo una intensa storia d’amore. Sono i suoi racconti e i suoi consigli che costringono Laura a riflettere sulla propria vita, tanto che dichiara che intende prendersi una pausa e che per un po’ non andrà in ufficio, perché non si sente motivata. Comincia già dal mattino seguente: per un mal di testa resta a casa e fa saltare gli appuntamenti all’ultimo minuto. Poi esce e va a fare la spesa, a cominciare dal salumiere più ricco del quartiere. Si fa convincere a comprare di tutto e a farsi portare la spesa a casa: spende oltre trecento euro. Il suo telefono squilla continuamente e finalmente riesce a mandare a quel paese la suocera. A Villa Borghese si emoziona davanti ad un negozio con l’insegna consumata in legno, con su scritto “Libreria”. Ed entra...

Alla fine della lettura veniamo lasciati con una serie di dubbi, molte situazioni non sono chiarite e soprattutto la vita della protagonista è lasciata sospesa. I personaggi sono molti: una crisi improvvisa dovuta all’ennesima ingerenza della suocera, un marito anaffettivo, la ricerca di un’identità propria e di un proprio passato, anche la ricerca di una mamma che non c’è più, tutto “esplode” quando Laura rientra in un luogo dell’infanzia, proprio quel luogo dove andava con sua madre, ovvero la piccola libreria di Villa Borghese. L’inquietudine, lo smarrimento, la destabilizzazione la portano a perseverare negli errori vecchi (il troppo bere, ad esempio) e cadere in nuovi (la storia breve e complicata con il libraio, molto più grande di lei), ma poi riesce a venirne fuori con le sue forze e con la magia dei libri. C’è un momento in cui si ha voglia di scuotere la protagonista: il suo rifugiarsi nella bottiglia non è per niente gradevole, ma solo un’espressione di debolezza. Poi però si fa il tifo per lei, per il suo riscatto, che dapprima è solo volontà di uscirne fuori, ma piano piano si gioisce delle sue vittorie, si segue con apprensione la sua disperazione e tutte le vicende che la riguardano, gli eventi incredibili che si susseguono fino alla fine del romanzo. Ma poi, proprio perché ormai si è schierati dalla sua parte, si giunge all’ultima pagina e si scopre che sarebbero state più gradite indicazioni più precise di quell’ultimo anno che fa parte dell’epilogo e soprattutto dell’amore...