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La piega del tempo

La piega del tempo

Fino ai tre anni Gaia e Mattia si sono ignorati. Quando, però, un pomeriggio al parco giochi sono sfuggiti alla sorveglianza dei genitori e hanno deciso di scendere per la prima volta dallo scivolo alto, quello destinato ai grandi, allora è accaduto qualcosa che li ha uniti. Gaia, impavida da sempre, si è lanciata per prima, come un missile, ed è atterrata sui piedi. Mattia invece si è seduto male e, quando si è dato la spinta ed è partito, ha cominciato a ruotare in modo scomposto e, se Gaia non si fosse seduta ai piedi dello scivolo per fermare la sua corsa, chissà dove sarebbe volato. Mattia l’ha travolta, ne sono usciti entrambi ammaccati, ma da quel momento si sono in qualche modo riconosciuti e le loro vite si sono legate indissolubilmente. E anche ora, dopo nove anni, Gaia e Mattia sono inseparabili e, anche se lui è diventato altissimo, lei ancora lo batte nelle gare fisiche. In compenso Mattia è sempre il primo nei giochi che richiedono logica o strategia. Timido e buono lui, è il perfetto compagno per lei, tutto pepe e impulsiva. I due abitano a due case di distanza l’uno dall’altra. Mattia Rostagno vive con la madre Gigliola, avvocato - tanto brava sul lavoro quanto disorganizzata e sempre in affanno in casa - il padre Orlando, professore di lettere, e i due fratelli minori Fabio e Michele. Gaia Bellini, invece, vive con Eleonora – che insegna catechismo in parrocchia, dirige il coro della chiesa e pensa che tutto nella vita sia una gara, da vincere ovviamente - e Aldo, perennemente indaffarato a riempire ogni momento libero con una diversa attività. Eleonora e Aldo hanno un negozio di ferramenta e casalinghi. Ogni pomeriggio Gaia e Mattia si trovano ora a casa dell’uno e ora a casa dell’altro. Gaia adora sfidare i videogiochi sul divano di Mattia, mentre quest’ultimo ama il silenzio di casa Bellini, che gli consente di seguire i dialoghi dei programmi TV come Dio comanda. La loro, quindi, è una bella amicizia, e nulla pare incrinarla fino a quando i due arrivano alle scuole medie...

Ma è mai possibile che ancora oggi, nel ventunesimo secolo, non si possa accettare che un maschio e una femmina siano solo e semplicemente amici? Possibile che si debbano ancora sentire i coretti che prendono in giro due adolescenti e li chiamano “i fidanzatini” quando in realtà tra loro c’è solo una sana voglia di condividere tempo, avventure, letture, preoccupazioni e risate, senza alcuna implicazione di carattere sentimentale? Gaia e Mattia, i protagonisti del romanzo di Paola Barbato - fumettista e scrittrice italiana (fa parte dello staff di sceneggiatori di Dylan Dog) che non ha bisogno di alcuna presentazione - sono amici e basta. Il loro legame, fresco e assolutamente genuino, va oltre le cantilene dei compagni di classe e oltre i dissapori tra i rispettivi genitori quando, durante un esperimento nell’aula di scienze della scuola, i due scompaiono per ventiquattro ore e tutti pensano a una ragazzata. In realtà i due adolescenti, certi di non essere mai in realtà usciti dall’aula, vogliono trovare il bandolo di una matassa che si rivela fin da subito parecchio aggrovigliata e scoprono di aver saltato una “piega del tempo”, una specie di ponte che collega due diversi momenti sulla stessa linea temporale. Attraversando il ponte, ci si ritrova esattamente al punto di partenza, ma in uno spazio temporale diverso rispetto a quello di partenza. Un bel guazzabuglio, quindi, in cui passato e futuro si moltiplicano e ai due ragazzi non resta che cercare di scendere a patti con un presente in cui i nodi da sciogliere sono più d’uno. E devono farlo senza aiuto, senza l’appoggio delle famiglie. Possono contare solo su loro stessi e, inaspettatamente, sull’insegnante di scienze, la stessa che ha dato il via, attraverso una consegna un po’ particolare, alla serie di eventi che rischia di travolgere Gaia e Mattia. La storia è originale e ben strutturata, la Barbato ha una scrittura fluida che sa come catturare l’attenzione del lettore - giovane o adulto che sia - e tenerlo incollato alla pagina. L’elemento aggiuntivo, quello che rende la vicenda ancora più godibile, è il tentativo, riuscito, di raccontare una bella amicizia, che va oltre gli stereotipi e l’ovvio che, si sa, è sempre e solo negli occhi di chi guarda. Gaia e Mattia riescono con eleganza ad affidare al sentimento che li unisce un ruolo ben definito, che sfugge agli schemi precostituiti e diventa elemento di forza, capace di guidarli verso la soluzione di un mistero e il rafforzamento di un legame pulito e intenso.