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La pioggia

lapioggia

Dicembre 2021. Le luci colorate dell’albero di Natale che Annina Latini ha addobbato cercano inutilmente di creare l’atmosfera serena e festosa che dovrebbe portare il Natale, impresa pressoché disperata quando un componente della famiglia, la sedicenne Cinzia, è dedita al consumo di droga e sta aspettando con ansia l’arrivo di Harry Mahoney, il suo ragazzo (anche lui tossico) per andare a cercare la dose che le consentirà di stare bene fino alla prossima crisi. Mentre Annina, rimasta sola, mangia qualche boccone della cena preparata per la figlia, Cinzia e Harry vanno in piazza Trilussa e poi allo Chalet, un edificio mezzo diroccato in cui trovano rifugio i tossici per farsi. La roba è davvero potente come aveva promesso il pusher e il ragazzo esagera al punto che va in overdose e nonostante l’intervento dei soccorsi muore su quel pavimento lurido. Cinzia invece finisce in ospedale, in coma. Renzo Bruni, capo di una divisione dello SCO, è a Napoli per seguire un’inchiesta, ma un sms seguito da una telefonata lo fa tornare a Roma in piena notte: mollare tutto è un ordine che arriva direttamente dal capo della polizia. La ragazza è figlia illegittima e non riconosciuta di un uomo che pur non potendo/volendo rivelarsi, la segue e provvede a lei, è un nome importante, tanto grosso da far sì che per scoprire chi siano i responsabili del coma di lei e della morte del ragazzo si mettano in campo i migliori, che si troveranno a combattere una battaglia silenziosa ma implacabile contro un nemico la cui potenza è sconosciuta ai più, ma terribilmente reale…

Lorenzo Bruni - nonostante la carriera fatta in polizia e la frequentazione ormai quotidiana e stabile con persone diverse - è rimasto nell’animo un bergamasco caratterizzato dalla cocciutaggine della gente di montagna. Uno che non si ferma. Anche in questo romanzo non si fa troppi scrupoli – pur rimanendo sempre entro i limiti ben precisi contrattati fra le procedure e la sua coscienza - a fare qualsiasi cosa per risolvere un caso e anche stavolta, come credo sia umano, le sue azioni sono guidate dalla professione ma pesantemente influenzate dall’empatia. Silvis, per il tramite del suo personaggio e della sua squadra, ha confezionato una storia terribilmente bella. Una storia dedicata come lo stesso autore scrive nei ringraziamenti a un medico suo amico che il 31 agosto 2020 gli ha detto: «Oggi mi considerano una specie di eroe, domani mi denunceranno per ogni problema che si verificherà nel mio reparto. In realtà io e i miei colleghi non siamo né eroi, né mascalzoni. Facciamo solo il nostro dovere». Credo che da queste parole si capisca tutto. Piernicola Silvis è un dirigente della Polizia di Stato, quello che racconta è frutto di fantasia, ma purtroppo assolutamente possibile probabile e agghiacciante. È quello che si dice una brutta storia che prende il la da un evento quotidiano che non è notizia da telegiornali - un giovane morto per una dose tagliata male - ed è solo perché la sua ragazza invece di morire va in coma che la polizia scopre qualcosa di tremendamente grosso che minaccia il Paese. Nell’intreccio che Silvis ha messo in piedi, oltre naturalmente alle varie figure professionali all’interno del corpo di polizia, spicca e diventa protagonista o coprotagonista - se vogliamo dare il giusto corpo alla trama - la figura di una donna, una madre che si rivela disposta a tutto, fino a diventare l’ago della bilancia. Un quadro inquietante che rende difficile attribuire il romanzo a un genere, l’indagine è serrata con tutti gli inciampi che ogni giorno chi materialmente indaga per tenere almeno sotto controllo il crimine deve affrontare, è un racconto di due realtà contrapposte i cui vertici, forse sono solo due delle teste dell’Idra. Ottimo per chi ama i gialli, le spy stories i romanzi che rasentano la fantapolitica, dove il suffisso è un di più cautelativo, imperdibile per chi ama le buone letture, le robe scritte bene e che ti lasciano dentro molto e ti fanno guardare il quotidiano con una consapevolezza che spesso manca.