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La pioggia fa sul serio

La pioggia fa sul serio

A Casedisopra l’estate dura poco, lascia pochi segni e quando va via non sono molti a rimpiangerla. Gli abitanti sono abituati al freddo, al vento e alla pioggia, anche se un settembre così - a sentire i vecchi che custodiscono la memoria del paese - non si è veramente mai visto: giorni da diluvio universale, secchiate di pioggia che battono la terra e le case con la violenza di un aggressore, si chetano qualche ora e poi riprendono più arrabbiate di prima. Il terreno, dicono gli esperti, non reggerà a lungo; e infatti a un certo punto non regge più. Franano i costoni, si apre la terra, le rocce in libertà vanno a ostruire le strade. Come se l’avesse evocato, dopo quei disastri spunta in paese un geologo, Pierluigi Antonelli, che non si capisce bene chi l’abbia mandato ma pare avere il preciso compito di studiare il terreno circostante; si accompagna spesso con un architetto inglese, Bill Holmes, e la di lui bella nipote Betty, entrambi in trasferta studio per una ricerca sulle costruzioni religiose che in zona abbondano. I nuovi arrivati rimangono nuovi per poco. Tempo qualche settimana e già fanno parte del paese, frequentano l’osteria di Benito, parlano del più e del meno con la gente che incontrano. Diffidenti ma ospitali, in quella remota zona appenninica gli abitanti non ci mettono molto a prenderti le misure. Diventano “il geologo”, “l’inglese”, “la nipote dell’inglese”. Tutto procede tranquillo fino a quando il geologo un bel giorno scompare. Lascia una camera vuota, un affitto da pagare e nessun’altra traccia. Benito, che lo ospitava, informa della cosa Marco Gherardini, detto il Poiana, ispettore della Forestale che in paese rappresenta l’autorità molto più del maresciallo dei carabinieri. Un fatto strano, che diventa però ufficialmente un caso quando il corpo del geologo viene ritrovato senza vita. A Casedisopra, tra lo stupore di tutti, è stato commesso un omicidio...

La pioggia fa sul serio è un altro frutto del collaudato sodalizio Guccini-Macchiavelli, che ormai da anni sforna romanzi gialli ambientati perlopiù nelle zone montane a loro assai care. Le atmosfere sono sempre le stesse, riconoscibili e confortanti come tutti i marchi di fabbrica. Il clima difficile, i paesaggi ancora in parte incontaminati, le atmosfere rarefatte dei boschi e silenziose dei piccoli paesi. La gente che ci vive, più che una collettività, è un insieme di singoli, ognuno chiuso nella sua alcova. Alcuni fraternizzano di più, altri sono ombrosi e diffidenti come orsi, sempre accigliati e parchi di parole. Gherardini, l’ispettore protagonista, è invece un montanaro che sa come gestire la solitudine. Un po’ controvoglia prende in mano le redini del caso geologo, che all’inizio sembra una semplice sparizione e ben presto si trasforma in indagine per omicidio, affiancando il maresciallo dei carabinieri ufficialmente incaricato dell’incombenza. Lo fa un po’ per senso del dovere, un po’ perché il maresciallo Barnaba sarà pure una persona onesta e capace, ma non è del luogo e certi meccanismi ancora non li ha capiti bene. E dunque gli abitanti di Casedisopra sono molto più propensi a sbottonarsi con lui, il Poiana, piuttosto che con un militare che a molti sembra ancora un estraneo. Il romanzo è tecnicamente ineccepibile, e il lavoro di costruzione si vede tutto. Seguiamo il sentiero dell’indagine assieme al protagonista Gherardini (attraverso i cui occhi vediamo quasi tutto il contesto) e ci perdiamo in un paio di vicoli ciechi per poi tornare indietro e cercare altre strade fino al disvelamento finale che appare un pelo forzato ma tutto sommato credibile, se si è generosi. Non sempre frizzantissimo il ritmo; alcuni passaggi risultano un po’ fangosi ed è necessaria pazienza per attraversarli, ma gli autori sanno instillare curiosità per il finale, che si raggiunge tutto sommato piacevolmente.