“Per capire i vivi devi immaginarli morti. Soltanto così puoi vederli davvero”. E per aiutare i poveri tocca essere ricchi, viene da aggiungere. Dopo aver riletto il gioioso messaggio con cui suo zio Klaus lo invita al castello per il suo genetliaco numero ottanta, Lucrezio Nascimbeni solleva gli occhi dal telefonino e li posa sullo specchietto retrovisore dove incontra quelli celesti, quasi bianchi, di Florin Raduvanu, che lo ha appena prelevato all’aeroporto “San Francesco d’Assisi” di Perugia. Lucrezio gli sorride nel riflesso e l’autista scambia, come sovente capita, un semplice cenno di buona educazione formale per un via libera ad aprire bocca. Dunque, domanda al dottore se abbia fatto buon viaggio. Ma può essere buono un tragitto in volo per uno che gli aerei non ama vederli nemmeno dipinti?

Verrebbe immediatamente da pensare ai meravigliosi Alain Delon e Romy Schneider, o al non completamente riuscito A bigger splash del maestro Luca Guadagnino, per non parlare del programma tv di quel geniaccio di Gianni Boncompagni nella mitica Rai Tre di Angelo Guglielmi con una sfavillante Alba Parietti: ma no, La piscina è un romanzo satirico eccellente, esilarante e amarissimo, formidabile e ferocissimo di Giacomo Papi, che mette alla berlina sparando ad alzo zero le ipocrisie della società contemporanea, i privilegi, la ricchezza ostentata con albagia. Gustosissimo sin dalla copertina, che fa sovvenire alla mente l’irresistibile hit al vetriolo di Romina Falconi Magari muori (featuring Taffo Funeral Services). Ha un altro merito, poi: finalmente da qualche parte in Italia esiste ancora la lotta di classe, peccato che solo sulla pagina. Ad Abborracciano, nomen omen, nel castello umbro che ha eletto a sua augusta e austera magione, Klaus Signori, artista di grido ritiratosi da tempo nemmeno fosse Mina, venerato maestro evidentemente passato per i due stadi precedenti dell’evoluzione del personaggio di arbasiniana memoria, sta per compiere in un torrido agosto i suoi primi ottant’anni, circondato da parenti interessati a cosa se non all’eredità? Monicelli docet… Non mancano poi domestici, una gallerista, un avvocato e un infermiere. Ma quando il plutocrate viene trovato cadavere dentro un congelatore e si scopre la possibile esistenza di cinque milioni di euro nascosti, arriva il paradossale, caricaturale, farsesco, rocambolesco redde rationem al fulmicotone.