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La porta semichiusa

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Domani sarà il suo compleanno. Sofia compirà dieci anni. La mamma ha già detto di averle comprato un regalo e che potrà scartarlo a mezzanotte, se lui non verrà a saperlo. Ma Sofia non vuole regali, non ha bisogno di giocattoli o vestiti. Desidera solo andare da un’altra parte, le chiede di portarli via da lui, di smettere di credere che il suo sia amore, di smettere di fingere che non sia successo nulla o che quella sarà l’ultima volta, perché tanto continuerà a farlo, tutti i giorni. Continuerà a maltrattarla, a picchiarla, a fare di lei tutto ciò che desidera. Ecco cosa vorrebbe per il suo compleanno: un papino nuovo. Penserà a questo quando soffierà le candeline. Se non ad un papà nuovo, almeno al suo vecchio papà. Com’era prima. Non riesce a capire come lui sia così cambiato. Perché un uomo picchia una donna? Cosa spinge una donna ad annientarsi per un uomo? E cosa pensa mentre lui la prende a calci e pugni? E lui invece? Lui a cosa pensa? Deve esserci qualcosa dietro tutta quella violenza. La mamma dice che suo padre ha vissuto tante cose brutte ed è per questo che si comporta così, ma Sofia preferisce credere che sia come ne La bella e la bestia. Nella favola, la bestia ad un certo punto diventa un principe ed impara ad amare Belle, per sempre. L’incantesimo viene spezzato e tutti vivono felici e contenti. Sofia ci riuscirà, riuscirà a spezzare l’incantesimo che costringe il suo papà a comportarsi come una bestia…

È un sentimento di angoscia asfissiante la prima cosa che si percepisce approcciandosi a La porta semichiusa di Nunzia Caricchio, e non può che essere così quando si sceglie di raccontare di sopraffazione e abuso. L’autrice in questo è riuscita perfettamente: il clima di violenza viene restituito in maniera molto vivida non solo grazie ad una prosa densa – seppure forse troppo artificiosa in alcuni punti – e incisiva, ma anche grazie alla stessa struttura narrativa, che ben si presta a descrivere quanto radicata sia la catena di abuso che fa da spina dorsale al romanzo. Sebbene infatti l’iniziale protagonista parrebbe essere la piccola Sofia, nella seconda e centrale parte del romanzo il focus si sposta sull’altrettanto difficile infanzia di suo padre Tommaso, anche lui profondamente turbato da una serie di eventi traumatici. Ne La porta semichiusa il già (a volte) labile confine tra vittima e carnefice è molto sfumato e il tentativo di approcciare la violenza sotto tutti i suoi aspetti - cercando anche di andare alle radici del problema - è evidente, eppure la prosa non riesce sempre ad essere all’altezza di tale obiettivo. La prima persona risulta molto debole rispetto al tema trattato e nei pensieri dei giovani protagonisti c’è troppa precisione e schiettezza per riuscire a credere che personaggio e narratore coincidano. Questo approccio alla violenza così impostato e a tratti artificioso viene spesso giustificato anche dai personaggi stessi e molto di frequente si fa riferimento ad una presunta maturità forzata e frettolosa, ma la visione dei fatti rimane comunque troppo razionale per essere frutto di personaggi così interni alla storia, così coinvolti, così fragili, così umani.