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La porta viola

La porta viola

Alice Sartori, 3a D, chiede di andare in bagno almeno tre volte ogni giorno, ma non perché ne abbia davvero bisogno. In realtà, vuole semplicemente allontanarsi da una classe che non riesce a sentire come propria. Si è trasferita in quella città da poco, insieme alla famiglia, e nota che con i nuovi compagni non è ancora scattata quella scintilla che c’era invece nella sua vecchia scuola e con gli amici che ha dovuto salutare. Non che la trattino male o la prendano in giro. No, affatto. Però è come se lei non ci fosse o, addirittura, fosse diventata trasparente. E a volte le sembra che sia così non solo a scuola. Anche ora, per esempio, mentre è in bagno, il professore di italiano, Trabucco, sta assegnando il compito e non pensa certo a lei; i suoi genitori, entrambi commercialisti, sono alle prese con una bega di lavoro e la figlia non occupa certo i loro pensieri; le sue migliori amiche, nella vecchia scuola, sono concentratissime una in un’interrogazione in storia e l’altra in un compito in classe e per entrambe Alice è l’ultimo dei pensieri; anche i nonni, proprio in questo momento, sono tutti e quattro in altre faccende affaccendati e non pensano all’adorata nipote, di cui sentono la mancanza soprattutto all’ora di pranzo, quando la sua sedia resta vuota. Dopo essersi sciacquata il viso e aver fatto trascorrere ancora un paio di minuti, per rientrare in classe Alice fa il giro largo e passa davanti all’aula di musica, in cui l’insegnante Anna Priore sta probabilmente facendo lezione a una banda di scalmanati, a giudicare dal frastuono che arriva oltre la porta. Porta piuttosto strana, nota Alice: è viola, di un bel viola acceso e non grigia, come le altre porte della scuola. Quanto vorrebbe abbassare la maniglia ed entrare, pensa Alice, tentatissima. Però, non si può: magari Trabucco si starà chiedendo che fine ha fatto. Proprio quando sta per indietreggiare e dirigersi verso la sua classe, un toc toc prolungato, al di là della porta viola, ha la meglio: Alice apre ed entra. Intanto, in classe, è De Rosa a far notare a Trabucco che la Sartori manca da un quarto d’ora. Peccato che Trabucco non ricordi affatto il viso legato a quel cognome...

Paola Barbato – apprezzata scrittrice di noir per adulti e sceneggiatrice di fumetti – inaugura con questo thriller per ragazzi una nuova collana per la casa editrice Il battello a vapore, Dark, che prevede una serie di storie forti rivolte a ragazze e ragazzi appassionati di thriller e horror. L’idea della Barbato, infatti, è che la paura sia un’emozione capace di mettere in guardia dalle brutte esperienze, una sorta di «vitamina dell’anima. È la paura che ci fa frenare di fronte a una strada che improvvisamente si fa troppo buia, è lei che ci spinge a mettere i guanti prima di spostare i ciocchi di una catasta di legna dove potrebbero nascondersi animali velenosi ed è sempre lei che ci suggerisce di controllare due volte la nostra agenda prima di un appuntamento cruciale. Hai un dubbio? Affidati alla paura, e lei ti metterà al sicuro. Sembra un controsenso, eppure è così». Ecco allora che la storia di Alice, che scompare, anche solo per un attimo, dai pensieri di chi la conosce e in questo istante di dimenticanza compare davanti a lei la porta viola, oltre la quale non si sa cosa si nasconda, diventa la metafora di una delle principali paure nella vita di ciascuno: quella di varcare una soglia, di affrontare l’ignoto, ciò che si trova oltre la comfort zone e verso cui si prova, appunto, paura. Di fronte alla porta viola, Alice – e gli altri protagonisti di questa storia, avvincente e davvero originale – deve imparare a gestire i dubbi e i timori, a renderli strumenti preziosi che possano permetterle di affinare quel coraggio necessario, per ciascuno di noi, ad affrontare ogni tipo di ostacolo. La paura, quindi, diventa una sorta di trampolino, che permette di spiccare un salto più alto e di superare le criticità, specie in quella fase dell’esistenza in cui non si è più bambini e c’è bisogno di operare nuove scelte, senza l’appoggio degli adulti. Diventare indipendenti è bellissimo, ma occorre tener conto della fragilità delle proprie emozioni, riconoscerle e farne tesoro. Solo così è possibile crescere, superare il proprio smarrimento e fare delle proprie paure un elemento di forza, uno scudo di protezione potente. E leggere storie che fanno paura e che alimentano questo tipo di emozione, aiuta ad addomesticarla.