Salta al contenuto principale

La portalettere di Parigi

La portalettere di Parigi

Mentre, alla guida del suo Gipsy Six, ruota intorno alla Torre Eiffel, Nanée si rivolge al suo barboncino Dagobert, detto Daggs, e gli spiega che la Dama di Ferro è davvero al suo meglio! Poi risale la Senna e punta verso la città, dove l’attendono per l’Esposizione internazionale surrealista – trecento opere d’arte che rappresentano insetti giganteschi o corpi smembrati che dovrebbero in teoria stimolare la riflessione ma la fanno invece sentire, a dir la verità, molto poco adeguata e troppo americana – e inizia una discesa controllata, così da sorvolare il suo appartamento in avenue Foch. Nanée ama Parigi e l’unica cosa che la disturba è il fatto di avere ventotto anni e vivere ancora sola. Le secca ammettere che le notti d’inverno sembrano più lunghe quando non si ha alcuna compagnia. È vero che lei ha Daggs, ma a volte non è abbastanza. Quando è già parecchio vicino al ghiaccio del lago – troppo vicino a dir la verità – nota due grandi ali e un becco rosso a ore dieci. Si tratta di un cigno nero che tenta di immergersi per evitarla. Ma il lago è ghiacciato e a Nanée non resta che cercare di rialzarsi in volo e procedere con le manovre necessarie per evitare lo stallo. Il rischio è concreto, ma la giovane donna è molto abile e riesce a rimettere il piccolo aereo in assetto e, poco dopo, ad atterrare correttamente sulla pista. Si toglie gli occhialoni e il casco di pelle, prende in braccio Daggs, tutto tremante, e lo bacia sul naso umido. Quando guarda l’orologio sulla torre a cupola dell’aeroporto, si rende conto di essere parecchio in ritardo. Il cane la osserva attento mentre lei sostituisce il giubbotto da aviatore con una giacca di lana, la camicia e i pantaloni con un abito nero di Chanel e le calze di lana con quelle di seta. Poi Nanée calza scarpe con i tacchi e aggiunge delle perle, parecchi giri di perle al collo. Poco dopo eccola nel cortile della Galerie des Beaux-Arts, dove una folla è radunata intorno a un’esposizione di fotografie appese a due porte girevoli, al centro di una sala buia. Ed ecco Danny, il suo fratellino francese: capelli pettinati all’indietro, occhiali rotondi e baffi curatissimi. Nanée gli butta le braccia al collo, poi scambia due baci anche con T, la moglie di Danny…

È bella, parecchio ricca e affascinata da tutto ciò che promette avventura. La vita di Nanée è quella di uno spirito libero, che sa pilotare un aereo e ama il rischio. È americana ma la vita di Parigi la attrae e le consente di frequentare ambienti importanti e di conoscere la gente che conta. Quando la guerra – il secondo conflitto mondiale – sconvolge ogni equilibrio e ogni cosa deve essere riveduta e corretta, la grinta di Nanée la spinge ad impegnarsi in modo attivo tra le fila della Resistenza. È scaltra, sa utilizzare bene il suo nome e il suo fascino e riesce a portare in salvo un sempre maggior numero di fuggitivi. Per tutti ora è la portalettere di Parigi, perché sa come riuscire a fornire informazioni ai clandestini senza farsi scoprire. Quando la sua vita si intreccia con quella di un fotografo a cui la guerra ha procurato ferite profonde, nasce un sentimento difficile da contenere, potente e pericoloso insieme. Meg Waite Clayton, che già ha dimostrato la sua abilità narrativa e la sua capacità di dar vita a intrecci interessanti, offre al lettore una nuova vicenda avvincente e intensa, che racconta la forza dell’amore, il coraggio e l’eroismo di chi si è aggrappato al più esile filo di speranza in un periodo buio e difficile, di chi ha trovato una piccola oasi di bellezza tra le brutture della guerra. Ispirandosi alla storia reale di un’ereditiera americana - Mary Jayne Gold – che, durante la guerra, si adoperò per far uscire clandestinamente intellettuali e artisti da Parigi e dalla Francia, Meg Waite Clayton racconta con precisione il tempo dell’occupazione tedesca, il dolore e il pericolo di quei giorni dominati dal terrore, i sogni spezzati e la paura. Ma mostra anche la potenza dell’amore e la forza dell’eroismo che, insieme, possono davvero fare la differenza e ridisegnare i contorni della speranza.