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La prima Gioconda di Leonardo

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Leonardo Da Vinci è un uomo prudente e rispettoso della sua clientela. Non incorrerebbe mai nelle ire della censura della Chiesa, attenta a ogni opera d’arte o letteraria contraria alla morale cattolica e alla dottrina del Pontefice. Ma nel Vinciano brucia anche l’orgoglio dell’intellettuale, l’artista avverte la necessità di una comunicazione aliena da ogni forma di compromesso. Far conciliare la salvaguardia dell’anima e della propria incolumità con il dovere di offrire un’immagine chiara e veritiera dell’uomo e del creato è un obiettivo assai complesso da raggiungere, Leonardo lo sa bene e lascia che l’aiuto gli giunga dal concetto di “pensiero-grafia”, forma totale di comunicazione che può facilmente sfuggire alla censura. Riguarda il simbolismo, corrente artistica che avrà ampio svolgimento nel XIX secolo, dai poeti maledetti francesi a Giovanni Pascoli: i quadri del Vinciano sono già caratterizzati da oggetti o parti del paesaggio che nascondo un complesso significato – un messaggio simbolico, per l’appunto, da interpretare. Un gioco di immagini e concetti nato nell’Antica Grecia con le riflessioni dei filosofi presocratici e pitagorici. Solo avventurandosi nella complessità del Leonardo simbolico lo si può concepire come intellettuale a tuttotondo, certo pittore e letterato, ma anche scienziato e filosofo; quest’ultimo aspetto culturale, che in lui raggiunge livelli elevati secondo quanto ebbe a dire Francesco I re di Francia, è il meno conosciuto della sua identità di intellettuale. E invece per comprenderlo nella sua totale complessità artistica e conoscitiva è sicuramente la filosofia lo strumento più adatto. Per avvicinarsi a lui non solo come personaggio tramandato dalla tradizione accademica o da una scuola storico-artistica palesemente ostacolata da limiti, per giungere a contestualizzarlo nel periodo in cui vive. Perché prima di essere un sublime pittore, un abile scrittore, un attento e curioso ricercatore scientifico, Leonardo è un uomo del suo tempo, che opera in uno dei momenti centrali per il tramontare della società di Ancien Régime fondata sui dogmi religiosi e sulla superstizione, sostituiti dall’affermarsi della centralità della figura umana. Eppure anche lui, come tutti gli studiosi dell’Umanesimo e del Rinascimento, rimane legato per vari aspetti al mondo del Medioevo: la nuova era che questi intellettuali inaugurano in ogni disciplina, resta pervasa dall’insicurezza e dal timore ereditati dalla cultura alle origini della società in cui vivono…

Dopo aver presentato anche da un punto di vista storico la fi-gura di Leonardo, Vinceti rende partecipe il lettore delle varie fasi della sua ricerca raccontandole minuziosamente. La parti-colarità di questo saggio risiede nella ferma convinzione dell’autore, nel dare informazioni sugli strumenti a cui si è affi-dato. Il tutto per dimostrare l’esistenza di una prima Gioconda come recita il sottotitolo “più giovane, più bella”, un disegno preparatorio in cui il soggetto per l’appunto appare alcuni anni prima della realizzazione dell’opera definitiva. L’autore giunge a descrivere tecnologie estremamente innovative, che ad oggi possono rappresentare un valido supporto per lo studioso dell’arte, come il sistema fotografico che ha permesso di vedere sotto il dipinto del Vinciano esposto al Louvre almeno due o tre prove poi imbiancate e depennate. Alle fasi della ricerca si ag-giungano gli stati d’animo di Vinceti nei momenti in cui i suoi studi progredivano, nascosto in una casa situata in un bosco per immergersi in modo totale nelle sue letture. E infine ci sono le vicende storiche che hanno interessato la seconda Gioconda di Leonardo, in pratica la parte più strettamente saggistica. Il ri-sultato è uno studio scritto in tono volutamente narrativo, che cerca di avvincere il lettore fin dalle prime pagine, proponendo un modello che va al di là del solito canone accademico e risulta di assai più facile comprensione e di più larga diffusione. “Nel mio libro affermo di aver trovato un’altra Gioconda – spiega Vinceti in un video pubblicato sul sito “L’invisibile nell’arte” – più giovane, racchiusa tra due colonne e con un sorriso malinconi-co. È una dichiarazione importante, che non si può fare assolu-tamente con leggerezza. Come tutte le scoperte in campo sto-rico-artistico ho dovuto supportare la mia affermazione con prove e testimonianza attendibili. Si deve considerare che di asserzioni su una seconda Gioconda ne sono uscite molte anche di recente, è un tema che non scade mai d’attualità.” Silvano Vinceti (Castellarano di Reggio Emilia, 17 settembre 1948) è stato tra i fondatori del “Comitato Nazionale per la valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali”, ente per il quale ha coordinato le ricerche scientifico-documentali sui luoghi di se-poltura e sui resti mortali di Matteo Maria Boiardo, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano e Caravaggio. Dal 2011 ha iniziato gli studi sulla Gioconda, che lo hanno portato a scoprire alcune lettere negli occhi del ritratto e il numero 72 sotto uno degli ar-chi del ponte posto sullo sfondo. Le sue scoperte sono state di-vulgate dai programmi televisivi delle principali reti internaziona-li, fra le quali History Channel e National Geographic. La secon-da fase della ricerca di Vinceti sul capolavoro leonardesco si è svolta durante gli scavi nel convento di Sant'Orsola a Firenze, finalizzati a recuperare i resti mortali di Lisa Gherardini, la co-siddetta Monna Lisa del Giocondo, la prima modella usata da Leonardo per dipingere il suo capolavoro. Dopo due anni l’impresa ha avuto esito positivo.