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La prima volta di ogni cosa

La prima volta di ogni cosa

Dan Santat è stato un bambino come tanti altri negli Stati Uniti. Cresciuto a Camarillo, una piccola cittadina fuori Los Angeles, ha avuto un’infanzia tranquilla tra fumetti, cartoni in tv e uscite al parco con gli amici. Sua madre era malata, aveva il lupus, quindi era spesso ricoverata e la sua famiglia non ha mai viaggiato molto. Nonostante questo, la vita di Dan era bella, almeno finché non sono arrivate le scuole medie. D’improvviso Dan doveva guardarsi dai bulli, che prendevano spesso di mira i ragazzi più piccoli. Ma la cosa più importante a cui stare attento non erano i bulli, ma la reputazione: essere quello a cui cadeva in testa la goccia dello sputo lasciato sul soffitto del corridoio voleva dire essere derisi per una giornata. Potevano esserci però cose ancora peggiori: come essere chiamato dai professori a recitare una poesia di fronte all’intera scuola riunita nel palazzetto, solo per occupare i quindici minuti che mancano al suono della campanella. Una poesia per giunta molto pomposa e difficile da ricordare, una poesia che offre il fianco a volgari parodie e prese in giro, come l’appellativo di “SFIGATO!” che puntualmente arriva al suo indirizzo quando Dan è a metà di un verso…

Un gruppo di tredicenni provenienti da varie parti degli Stati Uniti si raduna per una gita scolastica in Europa, un viaggio di venti giorni. Tra loro, il protagonista di questa autobiografia, il fumettista Dan Santat. Per Dan è l’occasione di vedere il mondo, di fare nuove esperienze, nuove amicizie e di cercare di scrollarsi di dosso tutte le sensazioni negative della sua vecchia vita, cercando una strada per affermarsi, per vivere appieno il suo carattere e le sue passioni (come quella per il disegno) senza essere giudicato o preso in giro. Insomma, una classica storia di formazione come centinaia di altre, che però funziona molto bene: fa ridere senza dover per forza essere stupida; commuove senza ricorrere a facili sentimentalismi; mette in scena un gruppo di adolescenti con i loro prevedibili entusiasmi e le loro altrettanto prevedibili pessime azioni senza però renderli antipatici. E il tutto con un disegno semplice ma molto espressivo, che dà il meglio sia nel ritrarre le espressioni umane che nel raffigurare i monumenti storici incontrati dal gruppo nel viaggio.