Katowice, Bassa Slesia. In una fotografia in bianco e nero cinque giovani fra i ventidue e i ventiquattro anni sorridono all’obiettivo. È il 1963 e i Beatles hanno pubblicato il loro primo disco anche se in Polonia ancora non sono conosciuti. Krystyna ha appena terminato il liceo mentre Romek, il fratello, ha preso la laurea. Quei cinque partono per la loro ultima vacanza prima di cominciare a pensare al futuro e lei invece rimane lì con la macchina fotografica fra le mani. Tre settimane dopo sono già tutti morti e di Romek si sono perse le tracce. Solo Jacek è tornato, subito sospettato di aver causato la morte dei compagni. Sono passati tanti anni ma lei è ancora lì a chiedersi cosa sia successo. Ripone la fotografia in un cassetto e dopo una visita dal medico decide di tornare a piedi a casa. Nei giardinetti si siede accanto ad una vicina con la quale scambia due chiacchiere su questioni di cui in genere parlano le persone anziane: i nipoti, il tempo impazzito, pettegolezzi su alcuni conoscenti. Nel quartiere ha alcune amiche alle quali non mai rivelato di aver lavorato nella milizia. Pensano che sia una specie di segretaria in pensione e lei non ha mai smentito per paura di essere guardata con occhi diversi. Nel pomeriggio scopre che la nipote Zuza andrà in montagna, esattamente nello stesso posto dal quale non è più tornato Ramek. Sembra che il passato stia spuntando da dietro l’angolo ma, anche se è spaventata all’idea, non può protestare. Capita poi, mentre rientra stanca lungo la strada che percorre attardandosi a comprare del caffè, latte e polpette in salsa di pomodoro di rivedere per caso il vecchio Janek. Lo riconosce anche se dall’ultima volta che lo ha visto sono passati cinquant’anni. Anche lui imbiancato e curvo ma il suo sguardo è lo stesso. Lo segue fino alla sua casa, una villa a due piani circondata da un alto recinto di ferro. Da quel momento decide di andarci tutti i giorni con un binocolo e una scusa. Giorni dopo esce a comprare una tuta da Decathlon, ne sceglie una grigia con strisce catarifrangenti e, preso dal cassetto il set di coltelli tra i quali sceglie quello più affilato, decide che dovrà uccidere Janek...

Anna Kańtoch propone un romanzo fresco, con una trama solida e sprazzi di vita quotidiana di una Polonia inaspettata. Una trama intrigante con una protagonista interessante sulla quale pesa una vecchia storia, un mistero mai risolto che riguarda il fratello. La donna, una poliziotta in pensione, cinica quanto basta ma sufficientemente carismatica, diversa dalle altre donne anziane dalle quali ci si aspetta un comportamento adeguato all’età, potrebbe trascorrere la sua vita nella ormai consolidata routine ma l’incontro con il passato la spinge a rimettersi in gioco e a rivestire i panni dell’investigatrice. È il suo personaggio a reggere l’intera storia, ha un istinto da poliziotta che non l’ha abbandonata ma anche perché racconta la vecchiaia senza sentimentalismi e con la voglia di non abbandonarvisi. Il primo volume di questa trilogia, come spiega nella postfazione la stessa autrice, riesce a non svelare il mistero che è alla base della vicenda, tenendolo in serbo per i prossimi due volumi. Anna Kańtoch, tra le voci più eclettiche e talentuose della letteratura polacca contemporanea, è autrice di una vasta produzione narrativa che le è valsa numerosi premi. La primavera degli scomparsi, che ha avuto in patria un’accoglienza straordinaria, ha ricevuto nel 2021 il Nagroda Wielkiego Kalibru come migliore romanzo poliziesco polacco.