Salta al contenuto principale

La primavera perfetta

laprimaveraperfetta

Gaia sta continuando a ripetere che l’idea del padre di lasciare Milano e condurli, dopo un viaggio in auto di quattro ore, in quell’angolo d’Italia che pare sospeso tra la Toscana e Montefeltro, è stata una stupidaggine. L’ennesima. Anche perché ora sta per scendere la sera e, se non si sbrigano a ritrovare il sentiero che li condurrà nuovamente alla locanda del suo amico Eraldo, rischiano di perdersi tra quei boschi. Ma Luca ci tiene davvero a mostrare ai figli Gaia e Nic quella roccia in cui cinquecento anni prima i Medici di Firenze hanno eretto la loro Città del Sole e ora, tra una cosa e l’altra, quando finalmente sono scesi dalla mulattiera e sono arrivati all’insellatura, si è fatto buio. Le nuvole hanno coperto la luna e Luca ha perso i suoi punti di riferimento. Poi, neanche a dirlo, non c’è campo e il suo cellulare non prende. Cerca di tranquillizzare i figli, dicendo loro che tutto andrà bene, ma Gaia sbotta: accusa il padre di promettere in continuazione che le cose miglioreranno ma, per il momento, continuano a fare pena, come sempre. Beh, Gaia non ha tutti i torti, ma Luca mai avrebbe immaginato che il suo matrimonio si sarebbe concluso in maniera tanto disastrosa. Ha conosciuto Emma quindici anni prima, durante una serata di gala del Comitato olimpico. Quando i loro sguardi si sono incrociati per la prima volta, Luca ha provato una sconosciuta vertigine. Emma Visconti, una delle giornaliste sportive maggiormente ammirate in Italia, uno dei volti noti della TV, stava guardando proprio lui. All’epoca, era il 2005, Luca si trovava a quella festa esclusivamente in qualità di accompagnatore del fratello Oliver, Olli per tutti, ciclista emergente dalle cosce ipertrofiche, giovane stoico che già aveva deciso di sacrificare la sua giovinezza alla causa della bicicletta. Luca no. Lui alla bicicletta ha rinunciato fin da subito, deludendo profondamente suo padre. Ma al cuor non si comanda e l’unica passione che è riuscita a infiammare la sua adolescenza è stata quella per il rock…

Chi negli anni Novanta era in pieno periodo tardo adolescenziale non può che avere impressa tra i ricordi l’immagine di Alex - protagonista di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, romanzo d’esordio di un allora sconosciuto ventenne di nome Enrico Brizzi e successivo film, uscito nel 1996, per la regia di Enza Negroni e con Stefano Accorsi, Violante Placido e Athina Cenci tra gli interpreti - che corre in bicicletta per le strade e le colline di Bologna per salutare, forse per sempre, Aidi, il primo tormentato amore. Dopo ventisette anni, è di nuovo la bicicletta, nel suo ruolo di metafora di tenacia, riscatto e coraggio - e il mondo del ciclismo in particolare - uno dei protagonisti del nuovo romanzo di Brizzi. Di coraggio Luca Fanti - lo scrittore bolognese ha scelto come voce narrante per la sua nuova storia un personaggio che somiglia molto a quello del suo grande successo, anche se con qualche anno e qualche delusione in più - deve dimostrarne parecchio, in una vita che si muove tra rapide ascese e altrettanto rovinosi capitomboli. Non è un caso che in copertina il libro rechi l’immagine di un funambolo, che si muove con attenzione tra le montagne, su un filo sottile come l’equilibrio della vita, quella vita in cui le cadute sono dietro l’angolo e rialzarsi dopo ogni scivolone sembra l’unica strada percorribile, per quanto faticosissima. Brizzi racconta la storia di due fratelli cresciuti a Bologna - ma la cui vita adulta si snoda a Milano - il maggiore dei quali non riesce, per leggerezza e un’eccessiva faciloneria, a seguire la passione del padre che lo avrebbe voluto ciclista. No, Luca proprio non ce la fa ad uscire, preferisce nascondersi nella pancia del gruppo e occuparsi dapprima di comunicazioni, per diventare poi manager del fratello minore, uno dei ciclisti più forti nel circuito dei professionisti. La vita di Luca naviga tra ambizione e leggerezza fino a che tutto implode: crisi familiare e lavorativa si affacciano in contemporanea e Luca non fa che compiere errori su errori, precipitando nel fondo di un disastro dal quale sembra impossibile uscire. Ma Luca non si arrende; le sue cadute e le sue zone d’ombra recano, sotto la superficie, un rimasuglio di vitalità e di luce che diventano strumento necessario per risalire la china, per tornare in alto dopo essere sprofondati nell’abisso più nero di quella fantastica serie di montagne russe che è la vita. Con uno stile indubbiamente maturato negli anni, ma che si conferma inconfondibile, Brizzi racconta, con ironia e profonda saggezza la storia di un uomo impastato di difetti e superficialità, che altro non è che l’immagine dell’uomo comune, che lotta ogni giorno con la fatica e le difficoltà dell’età adulta, ma non molla. Tra silenzi e non detti, tra crisi familiari e separazioni dolorose, tra disperazione e delusione, la speranza e la voglia di lottare possono fare breccia nel muro di difficoltà che spesso il destino erige intorno a ciascuno di noi e, complici un’amicizia solida, un nuovo amore o la fiducia riconquistata di un figlio, la vita può tornare a regalare emozioni.