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La processione dei fantasmi

La processione dei fantasmi

Nell’isola de La Maddalena, nella seconda metà dell’Ottocento, c’è una sola osteria. Qui ci si ubriaca, si incontrano i paesani, si gioca, si chiacchera, ma soprattutto ci si ubriaca. Una sera il proprietario dell’unico emporio del paese, Loriga, spaventato, ma quasi sobrio, racconta di avere visto la Réula. Qualcuno gli crede, altri gli ridono in faccia, altri ancora lo accusano di avere bevuto troppo. Ma Loriga sembra serio e affranto più che mai. Nell’isola lo sanno tutti che la Réula, la raccapricciante processione di anime morte che con il loro passaggio aprono una sorta di spiraglio tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, porta male e chi la vede va incontro a grandi sventure. Superstizione isolana? Forse. Leggenda macabra da raccontare di generazione in generazione? Probabile. Ma se chi racconta in osteria di averla vista qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita in circostanze misteriose, allora smette subito di essere qualcuno su cui ridere e questo comincia a diventare un caso di quelli che fanno venire i brividi. Loriga è morto. Come? Per mano di chi? Naturalmente i carabinieri del giovane e appena formato Regno d’Italia non possono e non vogliono basare le loro indagini su credenze e dicerie e farebbero anche un buon lavoro in questo senso se non fossero “distratti”, nel frattempo, da altri accadimenti del tutto imprevisti. Uno dei quali è l’arrivo di un anarchico straniero, un personaggio che si porta dietro una serie di informazioni e di cronache dal mondo che riguardano altre battaglie e altre rivoluzioni a cui lui ha anche partecipato e che adesso non vede l’ora di raccontare a Garibaldi in persona. Sì, proprio Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi, che addirittura va ad accogliere l’anarchico con i suoi migliori uomini al porto di Caprera, come se l’eroe fosse lui. Al maresciallo Tanchis e al brigadiere De Rosas questo arrivo, invece, non convince affatto, anzi li preoccupa non poco; un personaggio così quasi sempre porta solo beghe e i militari decidono perciò di non abbassare la guardia e di tenere sotto stretta sorveglianza questo forestiero venuto dal mare. Dall’altra parte, però, c’è sempre da scoprire come è morto il povero Loriga e così due isolani - uno adottivo, l’altro con radici sarde più profonde - decidono di far luce per conto loro con una inchiesta parallela volta a scoprire molti altri scheletri presenti a La Maddalena e che poco sembrano a che vedere con i fantasmi della Réula. O forse no?

L’abusatissima definizione “thriller storico”, confesso, mi aveva intristita non poco quando mi è arrivato in lettura La processione dei fantasmi e invece Gianluca Lioni si è rivelato una vera scoperta. Il romanzo funziona eccome per ambientazione, personaggi, stile. Un lavoro intrigante che prende fin dalle primissime pagine e mantiene la suspense e la costruzione narrativa fino alla fine. È vero, il termine “storico” non poteva essere omesso, considerando che siamo nell’anno del Signore 1864, ma come sempre tutti gli aggettivi cambiano in maniera significativa per come li si sa usare. Lioni, nel suo lavoro letterario lo ha usato benissimo. Siamo nell’Italia post unificazione: Garibaldi, l’artefice e condottiero dell’unificazione è ancora vivo, certo c’è da fare gli italiani, anzi, in questo caso c’è da convincere gli isolani, i sardi nello specifico, a sentirsi e considerarsi italiani…ma questi sono dettagli. Intanto a La Maddalena sembrano abituati da sempre ad accogliere forestieri, alcuni vengono da altre regioni, altri ancora da stati stranieri. Tra di loro c’è l’ex capitano della marina inglese Daniel Roberts, che nell’arcipelago sardo ha deciso di fermarsi per vivere il resto della sua vita e che insieme al parroco don Mamia è il fiore all’occhiello dell’intera narrazione de La processione dei fantasmi. Ma è bella anche la trama che accoglie “informazioni” storiche senza basare tutto su questo, e che si dipana in intrighi di interessi e potere che vanno ben oltre le semplici superstizioni ataviche. Di atavico c’è invece la natura. Bella, fascinosa, rigogliosa, che Lioni descrive e pennella quasi come un moderno Constable. Ora è vero che il sottotitolo del libro è La prima indagine del maresciallo Tanchis e che lo stesso non ci fa affatto una brutta figura in questa storia, ma forse l’autore non si è proprio reso conto, mentre scriveva, che di personaggi altrettanto indimenticabili ne seminava un po’ qui e un po’ là; come l’anarchico Bakunin, ad esempio, che da solo potrebbe tranquillamente dar vita a un vero e proprio spinoff. Insomma, c’è thriller storico e thriller storico. E questo sicuramente è nel gruppo dei più riusciti.