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La promessa

La promessa

La storia che il signor H., l’ex comandante della polizia cantonale di Zurigo, ha deciso di raccontare al suo occasionale interlocutore, uno scrittore che ha appena concluso una poco appassionante conferenza sui romanzi polizieschi, ha dell’incredibile. Si tratta della storia di un uomo e di un mostro. L’uomo è il commissario Matthai, integerrimo e inflessibile funzionario di polizia; il mostro è il killer che ha barbaramente ucciso almeno tre bambine tra i boschi della placida e sonnolenta Svizzera. La storia di una caccia al colpevole e di una promessa, una promessa che il commissario ha fatto ai genitori di Gritli Moser, una bambina massacrata in un bosco presumibilmente da un venditore ambulante di nome Van Gunten, già noto per avere dei precedenti penali di un certo rilievo. La promessa di Matthai però è una promessa di verità e di giustizia e in quel girovago, al di là della paura di chi è stato abituato a diffidare delle forze dell’ordine, non sembra esserci traccia evidente di colpevolezza. E nemmeno una confessione con annesso suicidio sembrano smuovere il commissario dalla sua convinzione. Mentre i suoi colleghi brindano alla cattura del presunto assassino, Matthai rinuncia a un incarico in Giordania pur di fare chiarezza una volta per tutte su quei delitti e per onorare una promessa che gli cambierà la vita...

Nato originariamente come soggetto per un film di Ladislao Vajda, La promessa (pubblicato per la prima volta nel 1959) costituisce un vero e proprio antiromanzo giallo e rappresenta una delle vette più alte raggiunte dal romanziere e drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990). L’opera, che presenta l’icastico sottotitolo “un requiem per il romanzo giallo” mette alla berlina e destruttura il genere (che l’autore padroneggia molto bene, basti pensare a Il sospetto e a Il giudice e il suo boia) sottolineandole l’inverosimiglianza, soprattutto per quanto concerne lo scioglimento con conseguente cattura del colpevole. Protagonista e prisma attraverso il quale si snoda l’intera vicenda è il commissario Matthai: rigido, professionale, brillante e totalmente dedito al lavoro che svolge con peculiare perizia e abnegazione. Proprio lui si troverà a dover indagare, poco prima di partire per un incarico in Giordania, sul brutale omicidio di una bambina perpetrato in un bosco dalle parti della tranquilla comunità montana di Magendorf. Il sospettato principale è un venditore ambulante di nome Van Gunten, un colpevole che convince tutti – dal popolino desideroso di linciarlo al rampante e arrogante funzionario Henzi – tranne Matthai che però trascurerà il caso pensando al suo esotico trasferimento in Medio Oriente. Tuttavia il suicidio del presunto colpevole e la promessa di trovare il colpevole fatta ai genitori della giovane vittima faranno deflagrare nel cuore del commissario un tumultuoso accavallarsi di sentimenti che lo porteranno a rinunciare al nuovo incarico e a tornare a indagare su un caso chiuso spingendosi sino ai limiti della propria sanità mentale. La prosa multiforme di Dürrenmatt qui si fa analitica e cristallina, oggettiva tanto nel riportare la fredda brutalità delle uccisioni quanto il disperato piano di Matthai per acciuffare il killer, in una cronaca asciutta e verosimile dove il lieto fine pagina dopo pagina sembra avvicinarsi per poi allontanarsi nuovamente ipnotizzando il lettore. Da questo romanzo affascinante sono stati tratti, oltre al già citato film di Ladislao Vajda (Il mostro di Magendorf), anche l’omonimo sceneggiato RAI di Alberto Negrin con Rossano Brazzi e Raymond Pellegrin e il film di Sean Penn del 2001, interpretato da Jack Nicholson.