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La proposta di un gentiluomo

La proposta di un gentiluomo

Benedict a volte ha la profonda sensazione di essere solamente un numero, il numero due per l’esattezza. In quel contesto quanto mai soffocante e calcolatore che rappresenta l’alta società, il giovane uomo si ritrova spesso sperduto, dimenticato. Il suo sguardo e i suoi capelli innegabilmente castani lo condannano già solo prima di aver proferito parola, attirando l’attenzione delle madri disperate, in cerca di un buon partito per le proprie figlie, ma non abbastanza da far caso ai dettagli. Tutto pare destinato a cambiare nel momento in cui il suo destino incrocia quello di una dama sconosciuta, avvolta in un abito d’argento. La donna pare tuttavia evasiva nel corso della serata, ed essendo un ballo in maschera, Benedict non ha modo di scorgerla. Motivo per il quale, nei due anni successivi all’indimenticabile serata, non riesce a trovarla, scoprendo il proprio cuore spezzato da una perfetta sconosciuta. Sophie Beckett è a sua volta sconvolta dal ricordo della serata, un segreto e un desiderio proibito, qualcosa che non potrà mai più capitare alla figlia illegittima di un conte. Sophie infatti è costretta ad essere un’umile cameriera senza stipendio, la matrigna Amarinta è quanto mai determinata a renderle la vita un inferno, per vendicarsi del fatto che è stata costretta a viverci sotto lo stesso tetto. Rosamund, una delle sue sorellastre, non si trattiene di certo a trattarla col medesimo disprezzo, mentre Posy pare l’unica a considerarla come una persona, ma non è abbastanza forte da contrapporsi alla prepotenza della madre e della sorella. Sophie sogna una vita che non le appartiene, l’indelebile marchio di figlia illegittima sembra precluderle qualsiasi possibilità, se non altro per una vita degna di questo nome...

Il terzo volume della saga dedicata a Bridgerton vuole seguire le vicende del secondogenito della famiglia, appunto il giovane Benedict, tuttavia è al contempo un tributo alla celebre favola di Cenerentola. Di fatto il personaggio di Sophie è palesemente ispirato alla famosa eroina, seppure chiaramente in una rivisitazione più moderna ed erotica, in linea con il genere letterario proposto da Julia Quinn. L’unico dispiacere che emerge da questa lettura è la poca rilevanza data al personaggio dello stesso Benedict e del suo estro artistico, che per quel poco che avevamo avuto modo di conoscere nell’omonima serie televisiva, pareva assolutamente fondamentale. Viene approfondita la questione sociale dei matrimoni del XIX secolo, dei problemi di una donna priva di dote e di una classe sociale degna di tal nome, quindi rispetto ai due precedenti volumi il terzo risulta più meditato sotto questo punto di vista.