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La ragazza A

laragazzaa

Lex non è mai stata in una prigione prima di allora, ma la trova esattamente come l’ha sempre immaginata: alte mura bianche sormontate da filo spinato; quattro torri che sorvegliano un fossato di cemento con una specie di fortino grigio al centro. È lì che la vita di Madre si è svolta fino a quel momento. Mentre Lex si avvicina all’ingresso, nota che l’asfalto sta diventando appiccicoso per il caldo, mentre il suo reggiseno e la sua nuca sono madidi di sudore. Ricordava che l’estate inglese fosse più mite e, ogni volta che osserva il cielo, si stupisce di quella tonalità così sfacciatamente azzurra. All’ingresso, chiede alla donna che si trova alla reception di poter parlare con la direttrice, con la quale ha un appuntamento. Si tratta della prima direttrice carceraria donna a capo di un istituto di massima sicurezza in tutto il paese e, in ogni sua intervista, continua ad asserire di credere nella riabilitazione con tutta se stessa. Non appena le due si incontrano, la direttrice comunica a Lex di ricordare perfettamente quel che è accaduto a lei e ai fratelli, anni addietro. Trova che la loro vicenda sia terribile, afferma che il comportamento dei suoi genitori l’ha lasciata davvero di stucco e si augura che sia Lex che i fratelli siano stati capaci di trovare un po’ di pace. Lex non risponde e chiede di arrivare al nocciolo della questione, il testamento della Madre. La donna ha nominato proprio Lex esecutore testamentario ed ha lasciato a lei e ai fratelli circa ventimila sterline, oltre che la casa in Moor Woods Road. L’ultima volta che Lex ha visto Madre è stato il giorno in cui è riuscita a scappare. Quella mattina si è svegliata nel suo letto sudicio, ha realizzato che le giornate stavano scivolando via davvero in fretta e che, se non avesse agito in fretta, in quel tugurio avrebbe trovato la morte…

Un racconto devastante, che parte da un passato di infanzia negata per esplorarne l’impatto sul presente. Una storia in cui il delirio religioso e la follia si affiancano al tentativo di sopravvivenza di chi prova a uscire da una realtà di degrado e abbrutimento e cerca di ricomporsi. L’esordio letterario di Abigail Dean - nata a Manchester ma residente a Londra, laureata in legge e avvocato in forza presso il gruppo Google - è un libro potente e durissimo, che racconta di affetti distorti, di sconfitte e di tentativi di perdonare o, se non altro, di dimenticare. Lex Gracie, la ragazza A, è riuscita a fuggire dalla casa nella quale i genitori l’hanno tenuta a lungo segregata insieme ai fratelli ed ha quindi liberato se stessa e loro da anni di privazioni e abusi. Ciascuno dei ragazzi, tuttavia, dovrà convivere con le proprie cicatrici ed imparare a confrontarsi con il proprio passato, con le alleanze create e distrutte nel tempo e con i propri segreti. Il romanzo si snoda in due tempi distinti. Il primo è il presente, tempo in cui Lex deve fare i conti con la realtà di essere diventata esecutore testamentario della madre, morta nel carcere in cui era stata rinchiusa quando la giovane, con la sua fuga, ha portato alla scoperta di ciò che avveniva nella casa degli orrori in cui l’intera famiglia viveva. E proprio la decisione sul destino di questa casa, ricevuta in eredità dai fratelli Gracie, diventa l’occasione per richiamare un passato che fa male e sconquassa le viscere, che fa accelerare i battiti e si vorrebbe negare, ma che irrompe con prepotenza nella vita di ognuno dei fratelli e lascia segni indelebili. Emergono così immagini di bambini incatenati come animali e affamati, giovani vite tormentate fatte in mille pezzi, che possono trovare solo in se stesse la forza di rimettere insieme i pezzi di un’esistenza sospesa e provare a rivivere ogni episodio della loro infanzia senza sentirne l’eco dolorosa inciderne la carne con violenza e senza pietà alcuna. La Dean riesce, con una scrittura elegante ma ugualmente tagliente, a raccontare vicende oscure senza mai appesantire la pagina; ha il coraggio di infilare il suo sguardo negli anfratti più bui dell’animo umano e riportarne ogni bruttura senza forzature; invita a interrogarsi sulle conseguenze degli affetti distorti e malati e a non distogliere mai lo sguardo, anche se ciò che si ha davanti agli occhi può essere doloroso; fa dono al lettore di una storia che si legge a fatica, perché emotivamente molto dura, ma che è, allo stesso tempo, straordinaria e imperdibile.