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La ragazza con la colomba

La ragazza con la colomba

In un villaggio così piccolo come quello dove vive i suoi primi passi Sally non succedono mai grandi cose: all’orizzonte c’è il mare, poi poche case, poche strade e una casetta che si affaccia sulle onde azzurre. Siamo a metà degli anni Settanta, non sono tante le distrazioni, in riva al mare. Per questo la sua attenzione è attratta in modo annoiato da rituali che si ripetono, dando certezza all’infanzia. Fra questi c’è sicuramente l’immagine di sua madre che prepara i pannolini, li lava, li strofina senza rovinarli, li rende soffici, come devono essere quegli stracci prima di accarezzare la pelle di un bambino. E in quegli stracci così bianchi e soffici Sally gioca col fratello, lo nasconde e lo protegge. David si presta a quei giochi, si fida della sorella, si sente al sicuro. Fino a quel giorno, quel maledettissimo giorno segnato da una profonda ferita, inguaribile: David non si trova più. La povera Sue insiste nel chiedere notizie, incalza la piccola Sally, ma di David non ci sono tracce, tutto scomparso nel nulla. Gli occhi della povera Sue si fanno pesanti, la donna si accascia e si chiude in un sonno letargico dal quale non si riprenderà più. In quel sonno si apre però un sogno, perché Sally ha bisogno di poter continuare a sognare. Il piccolo borgo in riva al mare prende la fisionomia di St. Mary Mead e a tener testa alla nonna di Sally arriva addirittura Mrs. Marple. Ma non sarà l’unica novità, non sarà l’unico cambiamento: da quel momento la vita di Sally si popola di tutti i personaggi delle sue letture. Tutti insieme riusciranno a dare un senso a quel percorso solitario che la porterà a superare, da bambina, la scomparsa del fratello...

Per essere un libro autobiografico, per essere un memoir, non è immediato e coinvolgente. Infatti, per poter davvero apprezzare il libro di Sally Bayley (Girl with Dove), accorata ricostruzione dell’infanzia dell’autrice e dell’origine della sua passione per la lettura, bisogna farsi coraggio e non lasciarsi abbattere dall’incipit roboante in cui si mescolano, senza soluzione di continuità, storia vera e storia di fantasia letteraria. Dalla prima pagina, dall’antefatto fino all’epilogo, il lettore è costretto a prestare attenzione ad ogni parola, ad ogni frase. È in un certo senso una lettura selettiva, che richiede concentrazione e richiama un grande sforzo di empatia: bisogna davvero compenetrarsi nella storia della piccola Sally ed abbracciare fin da subito la chiave di lettura che la stessa autrice ci fornisce dalla prima riga. “La lettura è una forma di fuga” ed è così: non è un’evocazione né un tributo delle letture giovanili di Sally Bayley, ma la dimostrazione che la vita ha più dimensioni. Sally sovrappone con naturalezza il corso delle sue vicende con quelle di Mrs. Marple, David Copperfield e Jane Eyre, scopre la fragilità della sua visione delle cose, cerca di fuggire dal dolore estraniandosi, ma alla fine scopre anche che questa passione per le storie libresche sconfina nella patologia e anziché avvicinarla al mondo in carne ed ossa, fatto di forti emozioni che sanno anche essere terribili, l’allontana. Il libro è un percorso a tappe, un’analisi familiare e personale che serve all’autrice per collocarsi sia all’interno del suo albero genealogico, sia nello spazio della sua individualità.