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La ragazza degli orsi

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Se la ricorda, l’orsa che l’ha cresciuta: la sua pancia calda e le sue enormi zampe pelose, profumo di bacche e di pinoli. Poi, sua madre adottiva Mamochka l’ha trovata proprio fuori dalla grotta. Dice che aveva circa due anni, le guance calde e il più grande dei sorrisi. Questo è tutto ciò che Yanka sa delle sue origini e ogni tanto pensa che sia troppo poco, non abbastanza per tenere lontana quell’irrequietezza che le agita il cuore. In ogni caso, non le dispiace che la chiamino Yanka l’Orsa, del resto è così grande e così forte che il paragone non potrebbe essere più calzante. Però al tempo stesso questo soprannome le ricorda quanto è diversa: tutti gli abitanti del villaggio sono nati lì, indossano le pellicce ereditate dai loro nonni, dormono sotto coperte fatte a maglia chissà quanti anni fa e tramandate di generazione in generazione. Yanka invece non sa dove è nata, né quali siano i suoi veri genitori, e questo non sapere è come un buco dentro di lei, che si fa ogni anno un po’ più grande. Una sera, mentre sta tornando a casa nella Foresta di Neve, poco dopo aver salutato il suo migliore amico Sasha, Yanka fa un incontro speciale: un ciuffolotto, sceso sulla sua mano aperta, le cinguetta qualcosa nella sua lingua, ma Yanka riesce a capirlo molto bene. Yanka l’Orsa, le dice, torna nella foresta!

Dalla foresta, che le sussurra richiami sempre più insistenti, Yanka deve ripartire: alla foresta deve ritornare. Chissà che tra le storie che le racconta Anatoly non si nasconda la sua, quella delle sue origini, del legame con l’orsa? Dopo “La casa che mi porta via”, candidato alla Carnegie Medal e finalista al premio Andersen, Sophie Anderson scrive un altro libro di grande bellezza (anche grazie all’illustratrice Kathrin Honesta), che ha nuovamente echi di leggenda, toni da fiaba (ma quanto basta per dargli respiro ampio, non per allontanarlo dall’esperienza di chi legge), quasi il passo del mito. Le parole scelte con cura, i colori del freddo e della natura, un uso della prima persona di rara grazia. Si apprezza dai 9 anni circa in avanti, diventa speciale letto ad alta voce. Se cercate una storia sull’importanza di conoscere le proprie origini per trovare se stessi, eccola. Se siete alla ricerca – o lo sono i vostri bambini – di un posto nel mondo, o almeno di una strada nella foresta, eccola di nuovo. Piacerà a chi non sa a quale specie appartiene, a chi ha rispetto per tutte le forme di vita. Piacerà a chi sente parlare gli alberi, e qualche volta risponde. A chi di notte, col chiaro di luna negli occhi, proprio non riesce a dormire, non può.